Ebbene si, lo confesso. Sono io il ghostwriter
Corriere della Sera di oggi (Intervista di Massimo Mucchetti al Presidente AGCOM Corrado Calabrò)
«Dal rame dobbiamo passare alla fibra ottica, che serve anche per il mobile di quarta generazione. È la nuova autostrada dello sviluppo. Il Giappone investe nelle next generation networks (Ngn) 50 miliardi di dollari per avere 1500 miliardi in più di prodotto interno lordo. Se l'Europa lo imitasse, avrebbe un incremento annuo del prodotto interno lordo tra l'1,6 e il 2%: 450-500 euro a persona».
Ma la Ntt e gli altri operatori giapponesi non ne avranno benefici sufficienti e così il governo di Tokio li aiuta…
«Luigi Einaudi diceva che il mercato soddisfa domande ma non sempre i bisogni. Le imprese, specialmente oggi, investono se vedono un ritorno economico in tempi rapidi. In questo caso, per gli operatori di telecomunicazioni, il ritorno naturale non è cospicuo ed è a lungo termine. Non di meno l'Italia ha bisogno di questa infrastruttura ».
Gli Usa consentono ad At&t e a Verizon di fare i prezzi: si prefiggono lo stesso scopo del Giappone senza aiuti pubblici.
«Non è la stessa cosa. Giappone, Corea e Singapore puntano a servire tutta la popolazione, ovunque; e lo fanno in maniera dirigistica. Le Ngn americane saranno a macchia di leopardo. E poi negli Usa preesistevano più reti e più piattaforme, come le tv via cavo. In Italia la rete fissa veramente nazionale è una, quella di Telecom, ed è in rame. Non avrebbe senso volerne due o tre in fibra ottica così come non si costruiscono due o tre autostrade in parallelo».
Quanto costerebbe una Ngn nazionale?
«Per Stefano Pileri, responsabile dell'infrastruttura Telecom, 10 miliardi. Noi diciamo 8-15».
Ma chi ce li mette ?
«Noi faremo la nostra parte dettando regole che riconoscano tuttavia la remunerazione degli investimenti nelle nuove tecnologie garantendo un assetto concorrenziale. Ma tocca al governo creare le condizioni per evitare sprechi nell'investimento e per migliorarne il ritorno per l'investitore».
L'Unione europea quasi sempre vieta gli aiuti di Stato.
«La Ue limita l'investimento diretto dello Stato nelle telecomunicazioni alle zone dove l'utenza è rada, sì da rendere non conveniente l'investimento privato. E non consente la deregulation americana alla quale, invano, ha tentato di ricorrere Deutsche Telekom».
Se le Ngn sono così utili al paese ma non a Telecom, perché non considerarle il nuovo servizio universale, sussidiato ma anche ferreamente regolato, e con ciò giustificare la concessione di mutui senza interessi e la detassazione dell'investimento?
«Temo che i finanziamenti agevolati possano essere contestati come aiuti di Stato in sede comunitaria. Potrebbe invece essere possibile, forse, la detassazione. E il legislatore potrebbe senz'altro semplificare le norme per le autorizzazioni e le concessioni: per gli scavi dovrebbe poter bastare una semplice dichiarazione d'inizio attività; se, modificando il codice civile, le reti in fibra ottica fossero equiparate a quelle elettriche e idriche, l'operatore non dovrebbe più chiedere il permesso ai condominî per portare la fibra negli edifici. Sono questi i vincoli che allungano a dismisura i tempi e aumentano i costi di opere che rappresentano il 90% di questo investimento. E poi c'è l'articolo 81 del Trattato europeo che ammette accordi tra le imprese, in deroga alla concorrenza, per migliorare la distribuzione e promuovere il progresso tecnico o economico… ».
prometto una bottiglia di recioto dei miei cugini a chi, nei commenti, fa la miglior rassegna dei miei post che da anni dicono queste cose... ;-)) (sono serissimo)





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