LUIGI

  • Povero quel Paese che non riesce a immaginare che tra 10 anni, tra le principali aziende, ve ne possano essere alcune che oggi ancora non esistono.

TRIBUTO

  • GIOVANNI DEGLI ANTONI
  • NORBERT WIENER
  • KURT GOEDEL
  • ALAN TURING

  • AVVERTENZA LEGALE
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Charles Leadbeater - Vivere d'aria

E' uno dei miei libri preferiti. Lo ho riletto per prendere gli appunti da mettere qui.
Leadbeater è un pensatore straordinario. Fare previsioni a 30-50 anni è relativamente facile. Farle a 5-10 anni è veramente difficile.
Questo libro è stato scritto quando ancora non c'era il DSL (inizio 2000) ed è di straordinaria attualita.
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    L'obiettivo una società innovativa e inclusiva - è particolarmente importante perché le forze che favoriscono l'ineguaglianza sono molto potenti. Le ineguaglianze sono cresciute a mano a mano che la conoscenza è diventata più importante nella crescita economica. Come scrive David Landes nel suo The Wealth and Poverty of Nations: «La differenza nel reddito pro capite tra le nazioni industriali più ricche, come la Svizzera, e le più povere non industrializzate, come il Mozambico, è pari a 400 a 1. Duecentocinquanta anni fa, questo gap era forse di 5 a 1». Le nazioni, le regioni o le classi sociali ricche di conoscenza si sono staccate da quelle povere di conoscenza che producono merci.
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Viviamo in un'era dove le idee di una singola persona raramente arrivano ad essere utilizzate. Tutte le idee nascono dagli individui, ma queste devono essere inserite in una matrice di innovazione prima che il progresso abbia luogo. La matrice di innovazione si estende attraverso gruppi di ricercatori e, in molti casi, attraverso le nazioni e nel mondo. Se un ricercatore non è parte di un network tecnologico, è difficile che possa avere successo. Questa è forse l'area di maggiore cambiamento (nella ricerca scientifica) nel corso degli ultimi 100 anni. Le reti basate sulla collaborazione, non le aziende, stanno rapidamente diventando le unità di base dell'innovazione e della produzione della nuova economia.
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Questa mancanza di prospettiva è una condizione di vita nell'economia moderna. Nella vecchia economia era facile attribuire le dovute proporzioni alle cose: si potevano pesare, contare, misurarne le dimensioni, calcolare quanto materiale era stato necessario per costruirle. Nell'economia moderna giudicare il valore di qualcosa è molto più difficile perché il valore è sempre di più dovuto alla moda e alla percezione. Improvvise impennate della popolarità e del valore sono caratteristiche dell'economia moderna, dove pettegolezzi e voci si diffondono come un incendio ed è difficile attribuire un valore certo a un'azienda o a un prodotto. Una compagnia petrolifera può essere valutata in base alle sue riserve, in base al prezzo ufficiale del petrolio e all'efficienza con cui l'azienda riesce a estrarre il petrolio dal sottosuolo. Al contrario il valore delle azioni di un'azienda biotecnologica è difficile da stabilire perché queste aziende sono molto volatili e difficilmente posseggono prodotti veri e propri. Hanno idee e le idee sono difficili da valutare. La valutazione da parte del mercato azionario delle aziende biotecnologiche oscilla in alto e in basso a seconda di quello che l'azienda dice riguardo alle ricerche messe in atto per testare le sue idee. Le azioni legate a Internet seguono lo stesso andamento.
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    Il vecchio mondo del business rimarrà con noi ancora per molto tempo. Le aziende non smetteranno di occuparsi di efficienza e diminuzione dei costi. Di conseguenza, gran parte delle aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni, si troveranno in una scomoda zona di confine, tra il nuovo e il vecchio mondo descritti da Arthur. In molti settori dell'economia le soluzioni migliori saranno versioni modernizzate delle vecchie organizzazioni gerarchiche. Eppure anche le industrie di base della trasformazione e del largo consumo diventeranno knowledge-intensive. Mentre queste industrie cambiano, cambiano anche le organizzazioni, poiché il loro centro di gravità si sposta dal vecchio al nuovo capitalismo. La vita nelle organizzazioni del nuovo capitalismo sarà creativa, innovativa e imprenditoriale, ma rischiosa, incerta ed esposta a continue delusioni. La vita nelle organizzazioni del vecchio capitalismo che sopravviveranno consisterà nel lavorare per aziende globali sempre più grandi, con complesse gerarchie che si estenderanno attraverso diversi paesi. La vita nella zona di confine si concretizzerà in una scomoda transizione tra vecchie routine, prodotti e culture che devono essere abbandonati, e altri nuovi che ne prenderanno il posto.
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Lavorare potrebbe essere così per molti di noi nei prossimi dieci anni: a volte divertente e premiante, ma variabile e disseminato di momenti di insicurezza.
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Tutti gli imprenditori vivono sulle informazioni e sul knowhow riguardante fonti più economiche di approvvigionamento per le materie prime, opportunità di mercato o necessità insoddisfatte. Ciò che distingue un imprenditore della conoscenza, come Delia Smith e Phil Davies, è il ruolo centrale che il know-how ricopre nel loro business. Gli imprenditori della conoscenza hanno quattro caratteristiche distintive.
    Primo, gli asset che utilizzano sono principalmente intangibili - know-how, capacità e abilità, valutazioni, intuizioni e non materie prime, terreni o macchinari. Secondo, questo know-how deve essere eccellente per essere fonte di vantaggio competitivo distintivo. Moltissimi giovani programmatori di computer possono disegnare pagine web, ma nessuno di loro è un imprenditore della conoscenza perché la loro conoscenza non è sufficientemente distintiva per creare valore aggiunto di lungo periodo. Terzo, il know-how deve essere commerciale oltre che distintivo. Un'idea deve creare un nuovo bisogno nel mercato oppure soddisfarne uno esistente più efficacemente. L'imprenditore deve inventare un modo per guadagnarci trasformandola in una serie di prodotti che possano sostenere il business. Quarto, per trasformare un'idea in un affare, l'imprenditore deve acquisire capacità di business e risorse complementari. Molte delle imprese di conoscenza di maggiore successo vengono portate avanti da partner - uno dei quali ha le idee, l'altro le capacità d'impresa.
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È ormai opinione comune che solo le aziende globali avranno le risorse e le economie di scala e di attività per fare ricerca e sviluppare prodotti tecnologicamente sofisticati e promuoverli in tutto il mondo. Sono necessari molti fallimenti per creare un successo. Le grandi aziende potranno non essere creative, ma hanno la massa finanziaria per sostenere il tasso di fallimento necessario per un eventuale successo. Nel 1986 Malcolm Baldrige, l'allora segretario al commercio degli Stati Uniti, affermò: «Stiamo semplicemente vivendo in un mondo diverso. A causa dei mercati sempre più grandi, del costo della ricerca e dello sviluppo, dell'innovazione dei nuovi prodotti, del marketing e così via.., servono aziende sempre più grandi per competere con succcesso».
    Questa tesi sembra essere sostenuta dall'ondata di fusioni internazionali innescate dalla crisi nell'economia mondiale alla fine degli anni '90. Persino Joseph Schumpeter, il sostenitore dell'imprenditorialità, alla fine arrivò a pensare che le grandi aziende, con potere di mercato e grandi dipartimenti di ricerca e sviluppo, sarebbero state il motore del cambiamento tecnologico.
    E difficile non sottolineare abbastanza quanto questo punto di vista sia assurdo. Mentre l'economia diventa sempre più knowledge-intensive, le aziende più piccole diventano le fonti più fertili di innovazione. Non ci sono prove che le grandi aziende siano migliori nell'innovare rispetto a quelle piccole, anche se in alcuni settori può essere così. Ci sono sempre più fatti che dimostrano come le piccole aziende siano il motore dell'innovazione nelle industrie knowledge-intensive, anche se queste innovazioni potranno essere legittimate e sfruttate da aziende più grandi. George Symeonidis, un economista dell'università di Essex, ha condotto per l'oEcD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) uno studio esaustivo delle prove dell'innovazione nelle grandi aziende. Symeonidis ha concluso che esisteva una scarsa correlazione tra le dimensioni dell'azienda e l'innovazione.
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    Ad esempio potrebbe essere possibile creare un mercato di future per il capitale intellettuale. La neuroscienza diventerà un settore commerciale esplosivo nei prossimi venti anni. Il tempo futuro dei principali dieci neuroscienziati e dei loro allievi laureati diventerà sempre di maggior valore. Immaginiamo di avere inventato uno strumento, un'opzione sul tempo di questi massimi specialisti. Compreremmo un'opzione oggidiciamo 1.000 dollari per una settimana del loro tempo.
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La domanda più importante posta dall'avvento dell'economia della conoscenza riguarderà la moralità della scoperta: la conoscenza è necessariamente tutta buona? In alcune circostanze non staremmo meglio con un po' di ignoranza? La presunzione che la conoscenza sia una cosa buona è radicata nella cultura moderna. La conoscenza ci aiuta a capire il mondo e a raggiungere i nostri obiettivi. La conoscenza riduce l'incertezza e la confusione; libera le persone dalla superstizione e dalla tradizione. Questa è la spiegazione ottimistica dominante di come la nostra società sia diventata più ricca attraverso l'accumulazione di conoscenza. Eppure esiste una spiegazione decisamente diversa della conoscenza scientifica, considerata come creatrice di nuovi pericoli, rischi e incertezze.
    L'ingegneria genetica, ad esempio, potrebbe creare nuove terapie per le malattie e rendere la produzione di cibo più efficiente. Eppure l'ingegneria genetica è così potente da creare anche rischi senza precedenti: ad esempio virus che si possono trasmettere tra specie diverse. L'industrializzazione ha creato seri rischi, ma prima di arrivare alla presa di coscienza della minaccia del surriscaldamento globale, questi erano soprattutto rischi o locali o occupazionali: il cancro tra i lavoratori di una fabbrica di amianto; le malattie polmonari tra i minatori; l'inquinamento nelle aree residenziali vicino alle industrie chimiche. Le industrie knowledge-based potrebbero creare nuove generazioni di prodotti globali; nel corso del processo potrebbero però creare anche rischi globali.
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    La genetica darà vita ai dilemmi maggiori. Prendiamo, ad esempio, l'impatto della genetica su un'industria tradizionale come le assicurazioni. Molto presto potrebbe essere possibile comprare un test genetico fai da te o visitare un "negozio dei geni" per stabilire la vostra predisposizione genetica a una malattia come il Parkinson. Cosa dovremmo fare di questa conoscenza? Immaginate di scoprire di essere a rischio per lo sviluppo di una malattia mentale. Se non ci fosse l'obbligo di rivelare i risultati dei nostri test genetici, allora potreste sottoscrivere uno schema di assicurazione per la vita e ottenere grandi somme di denaro. II sottoscrittore sano e relativamente onesto sarebbe svantaggiato. Eppure anche obbligare qualcuno a rivelare queste informazioni avrebbe conseguenze pericolose. I membri "sani" dello schema assicurativo potrebbero proteggersi escludendo gli aspiranti sottoscrittori ad alto rischio per i quali si conosce il pericolo di sviluppare malattie mentali. L'obbligo di rivelare informazioni genetiche potrebbe creare una sottoclasse assicurativa. La nuova conoscenza, la capacità di leggere i nostri geni, creerà una nuova coscienza del rischio e della salute. Potremmo essere capaci di inventare modi per raccogliere e condividere le informazioni genetiche per creare la base di un nuovo tipo di solidarietà. In caso contrario, potrebbe essere meglio per noi restare nell'ignoranza che acquisire una conoscenza che non possiamo essere sicuri di utilizzare in modo benefico.
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L'economia globale sta evolvendo in un patchwork di regioni e agglomerati industriali. La globalizzazione ha dislocato le comunità nate intorno alle industrie tradizionali, come quella cantieristica o del carbone, ma sta creando nuove località industriali intorno alle nuove industrie che dipendono dalla condivisione della conoscenza e dall'innovazione collaborativa. L'ascesa dell'economia globale non significa la morte della distanza o la fine della geografia. Lo stato nazionale è meno potente come unità di base dell'organizzazione economica, mentre le regioni e le città sono più potenti. Come risultato è probabile che le comunità sociali e politiche create dalla nuova economia saranno regionali e basate sulle città piuttosto che nazionali.
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    L'ipotesi teorica che la fiducia sia un ingrediente centrale nello sviluppo economico è più significativa delle prove empiriche, che sono ancora scarse. Uno dei pochi tentativi di misurare il valore della fiducia nelle economie moderne è stato fatto da un gruppo di economisti delle università di Harvard e Chicago. Hanno utilizzato il World Values Survey, che interroga 1.000 persone in quaranta paesi, per mettere alla prova il legame tra livello di fiducia tra persone, la cooperazione tra le aziende e la fiducia nell'efficacia e nella correttezza delle istituzioni pubbliche. La ricerca chiedeva ai partecipanti se pensavano che le persone potessero essere generalmente credute o se avessero bisogno di "fare attenzione" quando avevano a che fare con altre persone. Hanno scoperto che il paese con il tasso di fiducia più alto è la Scandinavia, dove due terzi delle persone hanno dichiarato di fidarsidi un estraneo. I paesi con il minore livello di fiducia erano in America Latina e nelle società dominate da religioni gerarchiche. Più elevato era il livello di fiducia, più era probabile che il paese in oggetto avesse grandi aziende internazionali, un governo efficace, una giustizia imparziale, una bassa evasione fiscale e poca corruzione. L'elevata fiducia era legata, anche se debolmente, a inflazione più bassa e prodotto interno lordo più alto così come a risultati sociali quali una minore mortalità infantile e migliore livello dell'istruzione. Gli autori concludevano: «La fiducia promuove la cooperazione specialmente nelle grandi organizzazioni. Nonostante lo scetticismo degli economisti, le teorie della fiducia resistono molto bene». Mari Sako, dell'Università di Oxford, arrivò a una simile conclusione, quando osservò le relazioni tra i clienti e i fornitori nell'industria automobilistica. Mari Sako scoprì che, in un ambiente di elevata fiducia, i fornitori erano decisamente migliori nell'effettuare consegne just-in-time e si impegnavano di più nella ricerca di soluzioni insieme ai loro clienti. La fiducia era creata e riprodotta da una specie di scambio di doni all'interno della relazione, con i fornitori.
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    Ma a chi dovrebbero appartenere, ammesso che debbano esistere, i diritti per lo sfruttamento a scopi commerciali del genoma umano? Se questi diritti fossero affidati ai governi e al settore pubblico, sarebbero in molti ad essere preoccupati. Si determinerebbero infatti potenziali minacce per le libertà civili. All'inizio di questo secolo il governo svedese e quello americano si impegnarono in forme di eugenica. Un dittatore o un burocrate impazzito armato con il genoma umano potrebbero disporre di un enorme potere. Più concretamente il settore pubblico potrebbe rivelarsi certamente meno efficace di quello privato nel trasformare questo know-how in prodotti commerciali di ampia diffusione. Eppure anche l'idea che la proprietà dei diritti sul genoma possa essere affidata ad aziende private è altrettanto inquietante. I geni dell'uomo sono come una ricetta: danno istruzioni alle cellule di far crescere i capelli, digerire il cibo, combattere i batteri. Queste ricette sono state sviluppate durante milioni di anni di evoluzione: un'eredità condivisa fatta di tentativi, errori, capacità di adattamento. Decifrare cosa fanno questi geni è uno sforzo che richiede collaborazione. Uno scienziato che riesce a trovare l'ultimo pezzo di un puzzle, ci riesce solo grazie al lavoro di decine di altri che sono venuti prima di lui. Tutto suggerisce che la proprietà dei geni umani è intangibile e collettiva, ammesso che possa essere posseduta affatto. La proprietà privata dei geni è moralmente ed economicamente preoccupante così come quella pubblica.
    II genoma umano è un esempio perfetto di come il problema della proprietà sarà al centro della nuova economia. La proprietà è stata, in passato, uno degli argomenti che separava nettamente le diverse fazioni politiche. Le sinistre tradizionali di stampo statale socialista favorivano una proprietà collettiva e pubblica almeno dei principali aspetti dell'economia, per essere certi che i lavoratori che creavano benessere avessero poi un controllo sulle aziende che avevano contribuito a costruire. Mentre la sinistra sottolineava l'uguaglianza, la nuova destra rispondeva che la proprietà privata, combinata con la concorrenza di mercato, era la chiave per la crescita economica. Negli anni '80 la questione sembrò risolversi a favore della destra. I regimi comunisti crollarono e in tutto il mondo, aziende di
stato furono privatizzate, spesso con grandi miglioramenti nell'efficienza. Oggi la proprietà non è praticamente più un problema. Nessuno ne parla. Il New Labour di Tony Blair ha conquistato il potere nel 1997 dopo aver eliminato dal suo statuto la Clausola Quattro sulla nazionalizzazione. E oggi più probabile che i politici discutano di come i mercati debbano essere governati piuttosto che di come le aziende debbano essere possedute. Eppure la proprietà sarà una questione sempre più controversa nella nuova economia. E necessario introdurre nuove forme di proprietà, che siano postcapitaliste e postsocialiste.
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Questo sforzo per decodificare l anostra eredità genetica è un'enorme conquista collettiva, condotta da una comnità scientifica altamente competitiva. La maggior parte della ricerca è stata finanziata con fondi pubblici. Essa è progredita grazie alla condivisione, da parte degli scienziati, di risultati e tecniche. Nel 1990 James Watson estese l'affascinante metafora della doppia elica. "Sono arrivato a concepire il DNA come un sottile filo comune che attraversa tutti quanti noi sul pianeta Terra", disse Watson. "Lo Human Genome Project non riguarda un gene piuttoto che un altro, una malattia o un'altra. Esso riguarda il filo che ci unisce tutti". Eppure questa esplosione di conoscenza genetica crea anche grandi opportunità per persone che vogliono far soldi sfruttando il proprio know-how. La tesi dello sfruttamento commerciale elle tecnologie è convincente.   Sarebbe un grande errore affidare il compito di sfruttare questa conoscenza ai governi, che non hanno né le capacità, né gli incentivi e i riconoscimenti necessari per diffondere efficacemente le innovazioni. Le aziende private possono svolgere questo compito molto più efficacemente e con maggiore creatività. Tradurre una scoperta genetica in una cura per una malattia è un'attività che richiede tempo e denaro. Agli innovatori si dovrebbero dare incentivi e riconoscimenti per i loro successi. Dalla fine edgli anni '70 l'industria biotecnologica è cresciuta più rapidamente negli Stati Uniti non solo perché gli Stati Uniti sono la patria di gran parte della ricerca e dei venture capitalista, ma perché il governo permetteva alle aziende di possedere brevetti sui geni. Il che sembra essere stato un atto deliberato di politica industriale. La proprietà ne è stato lo strumento principale.
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La tesi dell'industria è che l'innovazione prospera quando viene premiata. L'innovazione non avviene senza riconoscimenti. Le barriere di ingresso nelle biotecnologie sono relativamente basse. Le industrie biotecnologiche non hanno bisogno di costruire impianti costosi o grandi punti vendita. Le unità di base della produzione sono batteri manipolati per produrre sostanze di valore terapeutico e commerciale. Senza la protezione di un brevetto, un'azienda biotecnologica innovativa vedrebbe presto le sue scoperte copiate e sottratte dai nuovi arrivati. Se il problema della proprietà del diritto di sfruttamento di scoperta genetica non fosse chiarito, si darebbe vita a un'economia nel complesso molto meno innovativa. Staremmo tutti peggio.
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Una concezione profondamente radicata nella nostra cultura prevede che i brevetti stabiliscano un diritto morale per cui qualcuno dovrebbe possedere un'idea avendola inventata. Eppure neanche l'industria biotecnologica rivendica di aver inventato i suoi prodotti, bensì semplicemente di averli scoperti e ingegnerizzati. Questi brevetti contrastano profondamente il presupposto che riguarda il diritto morale della proprietà e della creazione.
Il problema concreto riguarda dunque ciò che dovrebbe essere posseduto: il gene stesso o la cura. La maggior parte delle persone considererebbero un farmaco sviluppato dalla conoscenza di una sequenza di geni come un'invenzione brevettabile. Molto più problematico è il diritto di possedere il gene stesso. E gene della fibrosi cistica, per esempio, è brevettato e chiunque produca o utilizzi kit diagnostici che usino la conoscenza della sequenza dei geni deve pagare i diritti al proprietario del brevetto. Si tratta certamente di un brevetto troppo ampio. Anzi non si tratta tanto di un brevetto, ma di un franchise di monopolio. L'innovazione è stimolata dalla competizione e molti potrebbero essere scoraggiati dallo sviluppare trattamenti competitivi per la fibrosi cistica a causa delle quote che sarebbero costretti a pagare al monopolista. Il sistema dei brevetti sta creando dei monopoli genetici mentre dovrebbe promuovere l'innovazione e la concorrenza. Dovremmo incoraggiare il rilascio di brevetti per prodotti biotecnologici e farmaci ma non per i geni: sono prodotti sociali, che dovrebbero essere posseduti dalla collettività.
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    La scienza della biotecnologia è fonte di ispirazione. Essa promette importanti potenziali benefici. Eppure per il suo sviluppo una nuova economia politica della proprietà non sarà meno importante dell'impegno scientifico. Potremo non capire mai la scienza ma dobbiamo acquisire una maggiore padronanza delle questioni che riguardano chi dovrebbe possedere la nostra stessa eredità genetica e come. Nella biotecnologia, come in altre industrie knowledge-intensive, è necessario sviluppare una nuova economia mista che dovrebbe dar vita a nuove forme di proprietà sociale e a istituzioni ibride che uniscano insieme il pubblico e il privato. II settore pubblico ha un ruolo centrale nell'industria: esso finanzia gran parte della ricerca di base e della formazione; regola il mercato dei consumatori; sovrintende al regime dei brevetti. Il ruolo del settore privato è altrettanto vitale. Dipendenti pubblici, accademici e legislatori non creeranno certo nuovi business, lo faranno gli imprenditori. Eppure uno sviluppo dell'industria guidato solo dal settore privato allarmerebbe molte persone dal punto di vista morale e potrebbe non essere efficace nel lungo periodo perch metterebbe in pericolo la condivisione della conoscenza e la ricerca. II genoma umano è parte della nostra eredità comune, è l'equivalente genetico delle Grandi Pianure del Nord America. Corriamo il rischio di permettere "ai coltivatori genetici" di ararle, di piantare staccionate e di farci pagare prezzi troppo elevati per accedervi. Questa eredità genetica non appartiene a loro, ma neanche a noi. Non siamo altro che portatori di azioni comuni di codice genetico creato da milioni di anni di evoluzione. Le industrie manifatturiere del ventesimo secolo si sono sviluppate attraverso l'innovazione istituzionale della società per azioni. Le aziende knowledge-intensive della nuova economia avranno bisogno di innovazioni altrettanto radicali del modo di possedere gli elementi fondamentali dell'economia. Al centro di tutto ciò ci sarà un nuovo statuto per la proprietà delle aziende.
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L'idea tradizionale della proprietà di un'azienda è un mito. In tutto il mondo i manager giustificano le loro decisioni sostenendo di dover produrre valore per i reali proprietari dell'attività, cioè gli azionisti. Eppure è difficile capire in che modo gli azionisti possiedono effettivamente l'azienda. L'idea tradizionale è che un'azienda è fondata su un insieme di asset - terreni, materie prime, edifici e macchinari- che sono di proprietà degli azionisti. Questi vengono chiamati asset residuali, per intenderci quelli che saranno venduti in caso di fallimento. Gli azionisti nominano un consiglio di amministrazione che nomina manager per guidare l'azienda e impiegare forza lavoro e altri fattori produttivi per lavorare sul capitale. Un'azienda strutturata in questo modo incappa nella rischiosa questione di come l'autorità possa essere delegata dagli azionisti ai direttori e da questi ai manager, che devono essere controllati, monitorati, premiati e valutati. ll potere scorre verso il basso, almeno in teoria, a partire dagli azionisti.
    Questa descrizione della proprietà degli azionisti è una delle più potenti fantasie della vita aziendale. Eppure il concetto della proprietà non è semplice. Quando qualcuno possiede qualcosa - una macchina, ad esempio - può usarla, impedire agli altri di farlo, prestarla, venderla o sbarazzarsene. La proprietà conferisce il diritto a possedere, utilizzare e gestire un asset, per trarne del profitto e ottenere una crescita del suo valore. La proprietà conferisce al proprietario anche delle responsabilità riguardo all'utilizzo non dannoso dell'asset. I proprietari possono trasferire ognuno di questi diritti ad altre persone. Come spiega john Kay, direttore della Said Business School dell'università di Oxford, quando possediamo un ombrello, diciamo «quell'ombrello mi appartiene», il che di solito significa che lo possiamo aprire, chiudere, vendere, affittarlo o gettarlo via. Se l'ombrello venisse rubato potremmo rivolgerci alla polizia e ricorrere a vie legali per averlo indietro. Eppure non è altrettanto chiaro il fatto che gli azionisti possiedono un'azienda nello stesso modo in cui io e voi possediamo un ombrello.
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    II vecchio capitalismo ha trionfato sul socialismo soprattutto perché si basava su forti diritti di proprietà (combinati e protetti dalle istituzioni della libera democrazia). II nuovo capitalismo, l'economia della conoscenza, sarà guidato dalla scoperta e dalla distribuzione di beni pubblici intangibili - l'informazione e la conoscenza - creati in gran parte con asset intangibili - capitale umano e sociale. Questi beni di conoscenza vengono prodotti al meglio attraverso la collaborazione e la competizione, le partnership e le reti che mettono insieme il pubblico e il privato. Il vecchio capitalismo era fondato su forti diritti di proprietà, il nuovo capitalismo sarà basato su diritti di proprietà sfocati e collettivi. La nuova economia si affermerà solo con nuove forme di proprietà.
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I progressi nell'information technology e nelle telecomunicazioni permetteranno alla produzione di essere sempre più internazionale. Il capitale, e la forza lavoro qualificata, saranno più mobili a livello internazionale. All'altro capo della società, un numero maggiore di persone che vivono ai margini del mondo del lavoro verranno pagate in contanti; i loro stipendi non saranno registrati. Un sistema fiscale creato per un mondo industriale sarà superato dall'ascesa di una nuova economia smaterializzata. L'industrializzazione ha spostato la tassazione dalla terra al capitale, al lavoro. La nuova economia richiederà una trasformazione altrettanto fondamentale.
    II nostro sistema fiscale, come molte altre istituzioni economiche, è stato disegnato per un ordine industriale postbellico. Due delle caratteristiche di questa vecchia economia che erano vitali per la capacità dello stato di riscuotere le tasse stanno svanendo rapidamente.
    Primo, le grandi aziende, i datori di lavoro, le società di credito edilizio e le banche sono simili ai subfornitori per il fisco, che riscuotono tasse in sua vece decurtando i nostri stipendi e i rendimenti dei nostri risparmi. La maggior parte delle tasse riscosse nel Regno Unito arrivava da queste organizzazioni intermediarie. Questa macchina privata per la riscossione delle tasse non esisterà più in futuro, almeno non in questo modo. Sempre più posti di lavoro saranno in piccole aziende. Tra il 1979 e il 1997 l'autoimpiego è cresciuto da 1,9 a 3,3 milioni di persone. C'erano oltre 3,7 milioni di aziende nel Regno Unito all'inizio del 1996, un aumento di 1,3 milioni rispetto al 1980. Due milioni e mezzo di queste non avevano impiegati. Le microimprese che impiegavano meno di cinque persone rappresentavano l'89% nel 1994. Riscuotere tasse da questo mare di piccole imprese sarà sempre più costoso. La linea di separazione tra autoimpiego e impiego sarà sempre più difficile da mantenere. II fisco - una grande organizzazione burocratica - lavorava al massimo della sua efficienza quando riscuoteva le tasse da grandi organizzazioni burocratiche. Potrebbe avere vita assai più dura in futuro.
Secondo, il sistema fiscale postbellico è stato costruito su una base sociale stabile: una famiglia tradizionale. Una varietà di forze, compreso il divorzio e la crescita dell'occupazione femminile, sta creando basi fiscali sempre più differenti e personalizzate, che richiedono una gestione più complessa e costosa. Inoltre, e cosa più importante, il vecchio sistema fiscale si affidava ampiamente alla grande, stabile classe borghese creata dal vecchio capitalismo. Le persone con lavori stabili, ed entrate stabili, erano l'equivalente per il sistema fiscale delle pianure agricole del Midwest degli Stati Uniti, pronte per essere mietute con una mietitrebbia da un agricoltore delle tasse. Questa grande, stabile borghesia sta scomparendo rapidamente. L'impiego sta diventando più insicuro e incerto.
    Le nuvole nere che incombono sul vecchio sistema fiscale sono la globalizzazione del commercio e della produzione, combinata con la crescente smaterializzazione dell'economia.
mento del prezzo e di accordi fiscali. La globalizzazione rende la raccolta delle tasse aziendali generalmente più complessa: la competizione fiscale tra i paesi per l'attrazione degli investimenti esercita una costante pressione al ribasso sui livelli di tassazione aziendale. Anche la mano d'opera qualificata è sempre più mobile. Le aziende svedesi come la Ericsson si sono recentemente lamentate con il loro governo che le alte aliquote marginali di tassazione potevano essere ritenute responsabi-
li della fuga dei migliori tecnici verso gli Stati Uniti. La globalizzazione ha eroso la base di tassazione almeno a partire dagli anni '70, quando sono stati rimossi i controlli sui capitali. L'impatto della globalizzazione sarà anche più forte quando sarà combinato con la crescita del commercio elettronico e l'ascesa dell'economia dell'intangibile. Si può cominciare considerando l'impatto che il commercio elettronico, acquistare e vendere su Internet, avrà sulla raccolta fiscale.
    Fino ad ora, Internet è stato principalmente usato come un modo per commerciare prodotti intangibili. Invece di comprare un CD o un video in un negozio, si può andare su Internet e comprarlo da un servizio on-line di ordini per corrispondenza, con sede negli Stati Uniti, che spedirà il bene direttamente al consumatore. L'acquisto presso un negozio in centro verrebbe caricato di IVA, quello in rete quasi sicuramente no. Man mano che i prodotti diventano più intangibili questa perdita di IVA potrebbe trasformarsi da una goccia in un fiume. I bit e le informazioni digitali, suoni o immagini, non devono viaggiare in container o entrare nei porti, e passare la dogana. Possono essere trasmessi per telefono e con il satellite direttamente ai personal computer. Sempre di più le nostre case saranno equipaggiate per copiare software, scaricare video, ristampare libri, fare compact disc. Questa attività sfuggirà agli uomini del fisco, a meno che non vengano installati in un semiconduttore inserito in ogni computer venduto nel Regno Unito, una prospettiva che allarmerebbe chi ha a cuore le liberth civili.
    La smaterializzazione dei commercio eliminerà uno dei più utili controlli incrociati dell'autorità fiscale sui gettito fiscale: gli input e gli output.
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I paradisi fiscali, un tempo riservati ai ricchi, saranno presto alla portata del contribuente medio dotato di un personal computer e di un modem.
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    Questo è il prossimo futuro. Guardando poco oltre, forse appena dietro l'angolo, è il futuro stesso del denaro come forma di pagamento ad essere messo in discussione. Le autorità fiscali possono controllare le entrate e le spese dichiarate monitorando i dati sui pagamenti - ad esempio con gli estratti conto e le matrici degli assegni. Ciò potrebbe diventare più difficile in futuro. I network di computer e di telecomunicazioni hanno già sostituito il denaro come principale forma di pagamento tra banche. Sistemi di negoziazione lorda in tempo reale gestiscono i pagamenti tra banche in diversi paesi. Man
mano che i sistemi di computer e di telecomunicazioni diventano più potenti, non c'è motivo per cui questi sistemi non si possano estendere dai mercati finanziari ad altre aziende e ai consumatori. Usando tali sistemi, un consumatore potrebbe
    Il nostro sistema fiscale dell'età industriale è chiaramente in difficoltà. Il problema è quanto siano serie queste difficoltà. Di fronte a questa situazione le autorità fiscali non sembrano avere problemi ad aumentare il gettito fiscale. Le tasse rappresentavano ii 38% del prodotto interno lordo dei paesi dell'OCSE nel 1996, rispetto al 34% del 1980. La minaccia teorica rappresentata dal commercio elettronico impallidisce se confrontata con la massiccia espansione del sistema fiscale, e del settore pubblico che esso mantiene, avvenuta nel ventesimo secolo. Eppure anche se il commercio elettronico, il cambiamento sociale e la nuova tecnologia erodono solo parzialmente i margini del sistema fiscale, l'impatto potrebbe essere rilevante.
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    Gli atteggiamenti nei confronti del nazionalismo saranno determinati da un'altra distinzione che avrà sempre più importanza, quella tra knowledge radical e knowledge conservative. I knowledge radical rappresentano società disposte a impegnarsi nella diversità e nella sperimentazione che accompagnano la creazione radicale di conoscenza. I politici che abbracceranno l'innovazione e il cambiamento saranno parte della tradizione dell'Illuminismo che mette la ragione e le idee al centro della politica. I knowledge conservative avranno un'idea del progresso molto più prudente e rischiosa. I knowledge conservative saranno di diverse tipologie: comunitari, neoromantici ambientalisti, populisti autoritari o, semplicemente, conservatori tradizionali. I conservatori sosterranno che la conoscenza debba essere controllata, limitata o soppressa in nome di un bene superiore, come la tradizione o l'ambiente o il senso della comunità.
    E, infine, si verificheranno ripetute dispute tra produttori e consumatori di conoscenza. I produttori di conoscenza vogliono guadagnare il massimo dalla loro expertise, centellinando la sua disponibilità attraverso complicate procedure di formazione e licenza: dottori, avvocati, commercialisti e altre professioni tradizionali rimarranno sul campo. I consumatori di conoscenza vorranno infrangere questi antiquati monopoli, utilizzando le nuove tecnologie, il loro stesso know-how e capacità non strettamente professionali.
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Noi siamo in questa situazione, intrappolati tra la gabbia del vecchio e il caos del nuovo. Come Andando a caccia di orsi ci ricorda: «Non possiamo passarci sopra. Non possiamo passarci sotto. Dovremo passarci attraverso».

Furio Colombo - Confucio nel computer

E' interessante rileggere ad anni di distanza la "cronaca di Internet" fatta da Colombo. Temi e paure di allora continuano ad esserci. E anche i luoghi comuni.

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Sulla rete che puo' essere snaturata dalle società telefoniche:
    «Ma - attenzione - non c'è alcuna garanzia che il cyberspazio, Internet, Usenet, continueranno come sono. Aumenta di giorno in giorno la vendita di prodotti, e la pubblicazione di "pagine" commerciali che gli uteriti possono solo passivamente ricevere. Ti dicono che la risposta è nella larghezza della banda di trasmissione. Per questo ogni strada d'America, isolato dopo isolato, è aperta da scavi. Stanno piazzando le fibre ottiche che consentiranno di moltiplicare quasi infinitamente il bandwidth, la larghezza della banda di trasmissione-ricezione. Le compagnie telefoniche tengono d'occhio l'espandersi di questa tecnologia. Stanno pensando al videotelefono. II vasto consenso dell'opinione pubblica coinvolge i governi.
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Dove costruire la rete in fibra ?:
    «La fibra ottica passerà dovunque o solo nelle zone ricche e remunerative del mondo? E della nuova gigantesca quantità di strade percorribili, quante saranno in uscita (a disposizione delle compagnie telefoniche e dei grandi centri che trasmettono) e quante in entrata, a disposizione del pubblico? I consumatori avranno lo stesso spazio e lo stesso diritto dei produttori?».
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Nel 2000 almeno nuovi 25mila posti di lavoro... sottostimato di qualche ordine di grandezza...:
    Segue improvvisa, a partire dal 1990, la grande euforia del business on line. La nuova frontiera elettronica che si sta sviluppando nel cyberspazio.
«Tutto questo, cito da "Newsday" 9 luglio 1995, significa che sta cominciando a funzionare un potente motore che produce lavoro. Si calcola che vi saranno non meno di 25 mila posti di lavoro "high-tech" entro cinque anni, a cui seguiranno almeno altri 20 mila posti di lavoro nelle mini-imprese di sostegno della nuova miniera elettronica.»   
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Divide la società tra chi ha accesso e chi non ha accesso; temi politici:

Chi legge queste storie e le tante altre - anche più imprevedibili e fantasiose - che si possono trarre dall'esperienza dei nuovi lavori, si rende conto che il computer favorisce l'indipendenza e la nascita quasi istantanea di nuovi mestieri. Socialmente e psicologicamente non sappiamo se creerà frattura o continuità e che tipo di continuità nel lavoro, le cui trasformazioni sono sempre state relativamente lente, prima d'ora, rispetto alla durata della vita umana.
    L'immagine che viene in mente è quella di un mondo diviso fra coloro che hanno e coloro che non hanno accesso al computer e alla sua cultura. Se i governi non provvedono in tempo, cambiando le scuole, interi Paesi saranno divisi in due classi sociali. Se non vi saranno adeguati progetti internazionali, il mondo potrebbe essere popolato da due sole razze, quelli che vivono, imparano, lavorano «dentro» il computer. E quelli che vivono fuori. Infine, ti dicono gli esperti di questo nuovo campo di cui ci troviamo appena ai margini, che, come tutte le utopie, anche quella del mondo cambiato dal computer è composta in parte di promesse reali, in parte di sogni, in parte di pericoli.
    Per esempio resta la domanda legittima: se questo è il software del mondo (dal giornalismo alla finanza, dai viaggi ai giochi, e una infinita varietà di servizi) qual è il futuro dello hardware del mondo ovvero del lavoro fisico, della produzione, nel mondo dell'economia reale? Come si vede, sono domande politiche.
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Non crediate che i colossi non presidino...:
«Come un cavallo di Troia, le conseguenze di questo regalo (essere digitali) saranno una grande sorpresa. Interi nuovi contenuti emergeranno dall'essere digitali, entreranno in campo sempre nuovi giocatori, saranno disponibili nuovi modelli economici, nascerà una serie sconfinata di nuove piccole imprese di informazione e di divertimento.»
    Nella Rete non c'è un eldorado di affari per coloro che saranno ingegnosi abbastanza da sfruttare la nuova occasione come si sfruttavano le terre vergini, le miniere.
    I centri nevralgici di quegli affari sono già nelle mani dei giganti ed è pura illusione (o pura mistificazione) descrivere la Rete come l'ideale mercato e «la stretta di mano elettronica» come una nuova frontiera.
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E' una macchina che produce solitudine...:
l'aspetto meno studiato eppure unico: questa macchina, a differenza di ogni altra macchina, intercetta la mente e la vita interiore e crea qualche forma di rapporto con il Sé che non era mai stato tipico di alcuna tecnologia. E una tecnologia che invita all'abbandono e all'isolamento. La natura della macchina è dunque una natura ipnotica e solitaria.
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TCPA, Clipper chip, la preoccupazione (giusta) del controllo:
    La disputa fra compagnie produttrici di computers e governo americano è la questione del codice criptografico che potrebbe essere inserito a protezione totale della privacy di un computer. Il governo americano rifiuta di condividere col pubblico (e con gli stranieri) la criptografia. E un'arma militare, che serve per comunicare con modelli espressivi impenetrabili. D'altra parte i governi (quello americano per primo) vogliono avere in mano il cosiddetto Clipper Chip che consente di sorvegliare, dentro i computers - eventuali attività illegali, dal crimine organizzato alla pornografia alla droga al traffico illegale di capitali. Un simile chip, prodotto secondo tecnologia militare segreta, sarebbe inserito in ogni computer rendendolo «visibile» alle agenzie governative autorizzate.
    Le proteste dell'opinione pubblica, negli Usa, hanno indotto il governo federale a ideare un Clipper Chip II, che permetterebbe a un governo di penetrare un computer, solo con il permesso di un giudice.
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Partiti politici in crisi:
    E' evidente che in un mondo riordinato in questo modo, i grandi e complessi problemi ricadono soprattutto nell'area privata e il governo è soltanto garanzia di leggi polizia, giustizia e rappresentanza.
    II disegno sembra essere quello di una disattivazione dei partiti, di una disaffezione generale verso i problemi, le soluzioni, i poteri del settore pubblico. E un continuo aggregarsi e disaggregarsi di «istituzioni leggere» che nascono facilmente e si sciolgono facilmente, come l'aggregarsi dei frequentatori on line nelle chat rooms del computer.
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La rete e' di destra (che noia questa mania italiano di classificare ogni cosa di destra o di snistra):
    Difficile dire, a giudicare dai materiali, dai documenti, dagli interventi, se la nuova destra ha organizzato un convegno di esperti di cyberspazio o se gli esperti di cyberspazio hanno messo in chiaro la loro affinità con la nuova destra.
    I partecipanti non hanno dimenticato che Gingrich, il leader più conservatore che finora abbia sollevato passione e seguito in America, ha incluso nei suoi impegni elettorali la promessa di dare un computer ad ogni bambino americano. Più che una trovata elettorale, l'idea è apparsa una tipica utopia libertaria. Ma il senso politico è chiaro. Il computer può essere dato solo a chi usa il computer. I tagli durissimi, proposti e imposti dallo stesso schieramento politico al sistema della formazione scolastica di base e specialmente alla scuola pubblica, sembrano una contraddizione. Ma è una contraddizione apparente. La frontiera ha bisogno dei più forti. I più forti hanno il computer e lo sanno usare. L'ideologia libertaria che prevale nella Rete (è stato confermato in quasi tutti gli interventi di Aspen) appare soddisfatta di questa forma di autoconferma.

Tommy Berger - Onora il padre - Autobiografia di un imprenditore

Libro che si legge velocemente, interessante.
Il sottotitolo e' "mio figlio ha fatto un sacco di soldi - i miei"

Mi ha toccato il fatto che un padre possa arrivare a scrivere una lettera al figlio dandogli del "lei", non senza  fondate ragioni.

Consigliato, soprattutto per chi pensa che i rapporti famigliari sono più forti di qualunque cosa.

Daniel Goleman - Intelligenza sociale

Puff puff.. finalmente l'ho finito. Molto interessante, densissimo di informazioni per me nuove,  340 pagine "pesantuccie".
Ecco qlcuni appunti:
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L'uomo fu sottoposto a vari test: gli vennero mostrate alcune forme (cerchi, quadrati) e fotografie di uomini e donne. Non diede segno di riconoscere ciò che i suoi occhi fissavano. Eppure, quando gli furono mostrate le immagini di persone felici o arrabbiate, riuscì a cogliere le emozioni espresse, con una precisione tale da far escludere che si trattasse di una semplice casualità. Ma come aveva fatto?
Scansioni cerebrali effettuate durante il test rivelarono una variante nel tragitto abituale percorso dalle immagini dall'occhio al talamo, in base al quale tutte le sensazioni arrivano prima al cervello e poi alla corteccia visiva. Il secondo percorso manda le informazioni dall'amigdala direttamente al talamo (il cervello ha due emisferi, destro e sinistro). L'amigdala estrae il contenuto emotivo dai messaggi non verbali, ad esempio un'espressione severa, un cambio improvviso di postura, o un mutamento nel tono di voce, addirittura alcuni microsecondi prima che ci rendiamo conto di cosa stiamo guardando.
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La conversazione svolse esattamente come previsto: entrambe le donne, infatti, erano volontarie in un esperimento svolto presso la Stanford University sulle conseguenze sociali della repressione emotiva; a una di loro era stato chiesto di celare i suoi veri sentimenti.21 Com'è comprensibile, la donna emotivamente aperta non si sentì a proprio agio con l'altra durante la conversazione, ebbe addirittura l'impressione di non volere una persona del genere come amica.
La donna che nascose i suoi sentimenti percepì tensione e disagio durante la conversazione, si sentì ansiosa e preoccupata. E interessante notare che ebbe un forte aumento di pressione a mano a mano che la conversazione procedeva. Reprimere le sensazioni perturbanti ha un prezzo a livello fisiologico: la pressione alta era il riflesso dello sforzo emotivo.
Ma ecco la grossa sorpresa: la donna sincera e onesta presentava lo stesso innalzamento di pressione di quella che aveva soffocato i propri sentimenti. La tensione non solo era palpabile, ma anche contagiosa.
La franchezza è la risposta naturale del cervello: la rete neurale trasmette ogni minimo impulso percettivo ai muscoli del viso, rendendo le nostre sensazioni immediatamente visibili. Esprimere le emozioni è un meccanismo automatico e inconscio; reprimerle richiede uno sforzo consapevole. Negare ciò che proviamo, cercare di nascondere la paura o la rabbia, esige un certo impegno, e raramente si ottengono risultati perfetti.
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L'automaticità della via bassa è il segreto della sua rapidità. L'amigdala, ad esempio, coglie i segni della paura nel viso di una persona a velocità incredibile, in un lampo pari a 33 millisecondi, che in alcune persone arriva addirittura a 17 millisecondi (meno di due centesimi di secondo). Una lettura così rapida attesta l'ipervelocità della via bassa, così fulminea che la mente non è consapevole della percezione (ma lo è invece della vaga impressione di disagio che ne risulta).
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I neuroni specchio, dopo essere stati scoperti nelle scimmie, sono stati individuati anche nel cervello umano. In un interessante studio, un elettrodo delle dimensioni di un raggio laser ha monitorato un singolo neurone di una persona cosciente: il neurone si è attivato sia quando la persona si aspettava il dolore (una puntura di spillo), sia quando vedeva qualcun altro subire una puntura di spillo: un'istantanea neurale dell'empatia primaria in azione.
Molti neuroni specchio agiscono nella corteccia premotoria, che governa una serie di attività come parlare, muoversi, o semplicemente avere l'intenzione di fare qualcosa. Poiché sono adiacenti ai neuroni motori, la loro collocazione implica che le aree del cervello preposte al movimento cominciano già ad attivarsi quando vediamo qualcuno compiere un certo gesto.' Quando ripassiamo mentalmente un'azione (ad esempio facciamo una prova del discorso che dobbiamo tenere, o immaginiamo le buche migliori del nostro percorso a golf), nella corteccia premotoria si attivano gli stessi neuroni che entrerebbero in gioco se stessimo realmente pronunciando quelle parole o realizzando quella buca. Simulare un atto, nel cervello, equivale a compierlo, tranne nel caso in cui la sua esecuzione effettiva sia impossibile.'
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La capacità di percepire lo stato d'animo altrui dipende dal grado d'intensità dell'attenzione prestata: ciò avviene più rapidamente, e sulla base di spunti impercettibili, soprattutto in circostanze ambigue. Viceversa, più ci sentiamo depressi, meno siamo in grado di stabilire un'empatia.
Per riassumere: l'autoisolamento in ogni sua forma uccide l'empatia, e a maggior ragione la sensibilità. Quando ci concentriamo su noi stessi, l'orizzonte si restringe e problemi e preoccupazioni s'ingigantiscono. Ma se ci concentriamo sugli altri, il nostro mondo si espande. I problemi sono relegati in un angolino della nostra mente e sembrano più piccoli; viene enfatizzata la predisposizione a entrare in sintonia con gli altri, e di conseguenza di aiutarli.
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L'elevato tasso metabolico di queste reti «sensibili alle persone>> rivela la particolare importanza che ha il mondo sociale nella struttura del cervello. Intervenire sulla nostra vita sociale può essere considerata l'attività preferita del cervello nei momenti di pausa, una specie di bellissimo programma televisivo. I circuiti «personali», in effetti, si placano solo quando il cervello si dedica a un compito impersonale, come verificare le cifre di un estratto conto.
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Anche se le capacità cognitive di un paziente lobotomizzato rimanevano intatte, si osservavano due «effetti collaterali» all'epoca inspiegabili: le emozioni dei pazienti risultavano attenuate, se non addirittura eliminate, ed essi mostravano disorientamento nelle situazioni sociali per loro nuove. La neuroscienza odierna sa che ciò avveniva poiché l'OFC gestisce l'interazione fra il mondo sociale e ciò che proviamo, dicendoci come agire. Nel momento in cui veniva a mancare lo schema interpersonale, i pazienti lobotomizzati si trovavano completamente sperduti in qualsiasi situazione sociale nuova.
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Cohen è stato un pioniere nella «neuroeconomia», l'analisi delle forze neurali nascoste che guidano le decisioni sia razionali sia irrazionali prese in ambito economico, un'arena dove entrambe le vie, alta e bassa, svolgono una funzione importante. Gran parte di queste ricerche sono incentrate sulle aree cerebrali attive durante le interazioni interpersonali, e hanno implicazioni immediate sulla comprensione delle forze irrazionali che muovono i mercati economici.
Cohen afferma: «Oggi abbiamo più facilmente accesso a tutto ciò che desideriamo, ad esempio lo zucchero e i grassi. Ma dobbiamo considerare i nostri interessi a breve e lungo termine».
Questa valutazione passa dalla corteccia prefrontale: essa detiene la facoltà di dire no agli impulsi, che si tratti di prendere un'altra tazza di cioccolata calda o di vendicare un'offesa, In momenti del genere, la via alta domina quella bassa.
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Qualcosa di simile è stato osservato sin dai primi anni dell'esplosione di Internet: online gli adulti si abbandonano in modo infantile al turpiloquio e alle allusioni sessuali. Di solito la via alta ci tiene a freno. Ma su Internet manca quella specie di feedback di cui l'OFC ha bisogno per aiutarci a controllare il nostro comportamento dal punto di vista sociale.
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I nostri ricordi sono in parte ricostruzioni. Ogni volta che ne recuperiamo uno, il cervello lo riscrive in parte, aggiornando il passato in base alle conoscenze e alle preoccupazioni attuali. LeDoux spiega che,
Ekman ha creato un CD, dal titolo MicroExpression Training Tool,
che secondo lui può aiutare praticamente chiunque a fare grandi progressi nel campo delle microindagini. Finora decine di migliaia di persone hanno sperimentato questa procedura di addestramento, che richiede meno di un'ora per essere portata a termine.
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Il Narcisismo aziendale presenta rischi molto evidenti. Alimentare le manie di grandezza (nel leader, o in qualche falsa autorappresentazione collettiva condivisa da tutta la compagnia) diventa la norma operativa. Il sano dissenso scompare. Ogni azienda che venga defraudata di una percezione obiettiva delle cose non riuscirà più a reagire con prontezza alla dura realtà dei fatti. Le aziende narcisistiche incoraggiano implicitamente questa dupli-
cità, anche quando ostentano candore e dati oggettivi. Le illusioni co-
iuni prosperano in maniera direttamente proporzionale alla soppres-
sione della realtà. Quando il narcisismo si diffonde all'interno di una compagnia, chi sfida l'autoadulazione (anche con informazioni cruciali) minaccia tutti coloro che contano sull'intossicazione narcisistica, ridimensionandoli con una sensazione di fallimento e vergogna. Nella psiche del narcisista, la reazione automatica a una minaccia del genere è la rabbia. In una compagnia narcisistica, chi mette in pericolo l'immagine grandiosa che il gruppo ha di se stesso viene di solito retrocesso, richiamato o licenziato.
L'organizzazione narcisistica diventa un universo morale a sé stante, un mondo i cui obiettivi, validità e mezzi non sono messi in dubbio, ma accettati come dogmi. E un mondo in cui fare qualunque cosa ci serva, per ottenere tutto ciò che vogliamo, sembra perfettamente accettabile. L'autocelebrazione maschera la distanza dalla realtà. Le regole non si applicano a noi, ma solo agli altri.
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I tipi machiavellici odierni, come 'il direttore' mellifluo ma tirannico, riescono a ottenere successi personali. Ma alla lunga corrono il rischio che le loro relazioni avvelenate e la pessima reputazione possano danneggiarli. La storia personale di un machiavellico sarà inevitabilmente disseminata di ex amici, ex amanti ed ex soci d'affari pieni di rancore, tutti traboccanti di dolore o risentimento. Ciò nonostante, una società molto mobile può offrire un habitat accogliente ai machiavellici: infatti di volta in volta essi possono prepararsi a nuove conquiste, abbastanza lontani dall'ultimo campo di battaglia da non essere raggiunti dall'eco dei loro misfatti.
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Baron-Cohen ha ideato un test per determinare il livello di percezione di ciò che gli altri sentono. Il test è chiamato QE, cioè «quoziente empatico» (non «intelligenza emotiva», significato che QE ha assunto in molte lingue), e le donne in media battono gli uomini. Le donne superano gli uomini anche nei test di cognizione sociale, come capire un eventuale passo falso in una certa situazione sociale, e nell'attenzione empatica, cioè intuire le sensazioni o i pensieri di un'altra persona. Le donne, infine, tendono a superare gli uomini nel test di Baron-Cohen sull'interpretazione dei sentimenti di una persona a partire solo dallo sguardo (vedi capitolo 6).
Ma quando si tratta di pensiero sistematico, il vantaggio passa al cervello maschile. Come sottolinea Baron-Cohen, gli uomini ottengono in media punteggi più alti delle donne nei test sull'abilità intuitiva per la meccanica; nella comprensione di sistemi complessi; nel tipo di attenzione necessaria a individuare figure nascoste in mezzo a disegni complicati e nella ricerca visiva in generale. E in questi test le persone affette da autismo superano la maggior parte degli uomini, così come ottengono il punteggio più basso di qualsiasi altro gruppo nei test sull'empatia.
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L'ossitocina genera un senso di rilassamento appagante; le endorfine imitano il piacere assuefacente dell'eroina nel cervello (seppur con intensità minore). Nel caso di un bambino, sono i genitori, la famiglia e i compagni di scuola a offrire questa piacevole sicurezza; in seguito, amici e fidanzati attivano gli stessi circuiti. I sistemi che secernono le sostanze chimiche dell'amore appagante comprendono elementi familiari del cervello sociale.
In caso di danni alle aree con il maggior numero di recettori per l'ossitocina, l'istinto materno risulta gravemente compromesso. I circuiti attivati sembrano gli stessi sia nelle madri, sia nei figli; pare inoltre che forniscano parte del cemento neurale ai legami di affetto madrefiglio. Uno dei motivi per cui i bambini allevati con amore hanno la percezione di una base sicura è che le sostanze chimiche del loro cervello evocano una sensazione di «va tutto bene»
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Una riparazione riuscita (come l'intesa finale raggiunta dalla bimba di tre anni e dallo zio) rende più sereni entrambi i partner. Un fallimento continuo ha l'effetto opposto. La capacità di porre rimedio a una mancata connessione (uscire indenne da una tempesta emotiva interpersonale e connettersi di nuovo) è uno dei segreti per vivere felici. Si tratta non tanto di eludere gli inevitabili capovolgimenti e frustrazioni della vita, quanto di imparare a riprendersi. Più veloce è il recupero, maggiore sarà la predisposizione al benessere.
studio ha osservata il comportamento dei genitori di alcuni bambini in età prescolare durante una lite coniugale. Alcune coppie esprimevano antagonismo e disunione mentre cercavano di risolvere i loro problemi. Nessuno dei due partner voleva ascoltare l'altro, erano arrabbiati e sprezzanti, e si allontanavano spesso l'uno dall'altra a mano a mano che l'ostilità aumentava. I figli di queste coppie ripetevano questo modello con i compagni di scuola, mostrandosi esigenti e stizzosi, attaccabrighe e ostili.
Viceversa, le coppie che durante i loro disaccordi mostravano maggior calore, empatia e comprensione reciproca si avvicinavano insieme alla genitorialità con altrettanta armonia, per non dire giocosità. Avevano figli capaci di andare d'accordo con i compagni e di gestire eventuali scontri in maniera più costruttiva. Il modo in cui le coppie gestiscono i loro disaccordi anticipa l'atteggiamento dei figli, perfino ad anni di distanza.
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In una ricerca condotta fra gli studenti di college americani, è emerso che la maggior parte delle allergie sociali delle donne si sviluppa a causa dei comportamenti grossolani o sconsiderati dei loro fidanzati, ad esempio il rotolo nuovo su quello finito. Gli uomini, dal canto loro, si indispettiscono se le fidanzate sono egocentriche o troppo prepotenti. Le allergie sociali peggiorano in caso di esposizione ripetuta. Una donna che scrolla le spalle davanti agli atteggiamenti maleducati del suo partner a due mesi dall'inizio della storia, li troverà a stento tollerabili dopo un anno. L'eccesso di sensibilità riveste importanza solo in base alla rabbia e al disagio che provoca: più danno fastidio a una persona, maggiori probabilità ci sono che la coppia si rompa.
Gli psicoanalisti sottolineano che il desiderio di una persona <<perfetta>> che soddisfi ogni nostra aspettativa, percepisca empaticamente e venga incontro a ogni nostro desiderio è una fantasia primaria impossibile da realizzare. Se impariamo ad accettare il fatto che nessun amante o coniuge potrà mai soddisfare tutti i desideri irrealizzati che ci portiamo dietro sin dall'infanzia, cominceremo a percepire il partner in maniera più completa e realistica, anziché vederlo attraverso la lente dei nostri desideri e proiezioni.
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I neuroscienziati aggiungono che attaccamento, accudimento e desiderio sessuale sono soltanto alcuni dei principali sistemi neurali che guidano i nostri desideri e le nostre azioni. Tra gli altri vi sono l'esplorazione (e relativa conoscenza del mondo) e i legami sociali." Ognuno di noi vive gli impulsi neurali di base secondo la propria scala di priorità: alcuni preferiscono vagabondare, altri socializzare. Quando si tratta dell'amore, tuttavia, attaccamento, accudimento e sesso si trovano in genere in cima alla lista, in un ordine o nell'altro.
Gottinan afferma che quando un bisogno primario (ad esempio, di contatto sessuale o di accudimento) rimane insoddisfatto, proviamo un sentimento di profonda insoddisfazione, che si può manifestare sia sottilmente come vaga frustrazione, sia in maniera più esplicita come rancore continuo. I segnali di scontento neurale sono i segni premonitori di un'unione in crisi.
D'altra parte, le coppie che vivono insieme felicemente per decenni tendono a manifestare un fenomeno abbastanza curioso. La loro continua intesa sembra lasciare tracce anche sul viso, poiché le due persone giungono ad assomigliarsi: pare che, provando le stesse emozioni nel corso degli anni, i muscoli facciali tendano a «scolpirsi» in maniera analoga." Poiché ogni emozione contrae e rilassa un insieme specifico di fasci muscolari, due partner che sorridono o si irritano all'unisono rafforzano la medesima muscolatura. Questo processo forma gradualmente solchi, rughe e linee simili, facendo sì che i due volti abbiano alcuni tratti in comune.
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In quell'anno (1957) i ricercatori dell'Università del Wisconsin cominciarono a studiare circa 10.000 studenti dell'ultimo anno delle superiori, quasi un terzo di quelli di tutto lo Stato. Gli adolescenti furono in seguito reintervistati all'età di 40 anni, e di nuovo poco dopo i 50. Verso i 65 anni, un gruppo di ex ragazzi fu reclutato per una ricerca supple-
mentare da Richard Davidson dell'Università del Wisconsin e condotto presso il WM. Keck Laboratory for Functional Brain Imaging and Behavior. Usando strumenti di misurazione decisamente più efficaci rispetto a quelli disponibili nel 1957, Davidson provò a correlare storia sociale, attività cerebrale e funzionalità immunologica di queste persone.
La qualità delle relazioni degli ex studenti nel corso della vita era stata analizzata nei precedenti colloqui. Nella ricerca di Davidson essa fu posta a confronto con il logorio dei corpi. Fu misurata l'attività cronica di sistemi che fluttuano nella gestione dello stress, compresi la pressione sanguigna, il colesterolo e i livelli del cortisolo e degli altri ormoni dello stress. L'insieme di questi e altri valori permette di calcolare non solo le probabilità di essere colpiti da un disturbo cardiovascolare, ma anche il declino della funzionalità fisica e mentale in tarda età. Una somma complessiva alta è indice di morte precoce .12 I ricercatori rilevarono che le relazioni interpersonali contavano molto: c'era uno stretto rapporto fra avere un profilo fisico ad alto rischio e un accumulo di emozioni negative dovuto alle relazioni più importanti nella vita di quelle persone.
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Ma, come Borden, chiunque debba accudire un congiunto giorno e notte è sottoposto a uno stress enorme. Questa tensione inevitabilmente si ripercuote sulla salute e sul benessere di una persona, anche la più devota.
I dati più convincenti in proposito emergono dal lavoro di un gruppo di ricerca interdisciplinare della Ohio State University, guidato dalla psicologa Janice Kiecolt-Glaser e da suo marito, l'immunologo Ronald Glaser.38 Attraverso una serie di studi, essi hanno dimostrato che gli effetti di uno stress continuo arrivano a influire sull'espressione dei geni nelle cellule immunitarie, essenziali per combattere le infezioni e curare le ferite.

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Sotto stress, il cervello di una donna produce più ossitocina di quello di un uomo. L'ormone ha un effetto calmante e spinge le
donne a cercare gli altri: occuparsi dei figli, parlare con un'amica e così via. Shelley Taylor, psicologa della UCLA, ha scoperto che quando le donne accudiscono qualcuno o si dedicano alle amiche, il corpo secerne una dose aggiuntiva di ossitocina, che le tranquillizza ulterior-
mente.` Si tratta di un impulso che forse è unicamente femminile. Gli androgeni (gli ormoni sessuali maschili) limitano gli effetti calmanti dell'ossitocina. Gli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, li esaltano.

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Nel piccolo regno himalayano del Bhutan la «felicità nazionale lorda»
del Paese è tenuta in considerazione alla pari del prodotto interno lordo, indicatore economico standard riconosciuto ovunque nel mondo! La politica pubblica, ha dichiarato il re, dovrebbe essere legata alla sensazione di benessere delle persone, non solo all'economia. Di certo, i pilastri della felicità nazionale in Bhutan includono sicurezza economica personale, un ambiente incontaminato, sistema sanitario, educazione che preservi la cultura locale e democrazia. Ma la crescita finanziaria in sé è solo una parte dell'equazione.
La felicità nazionale lorda non esiste solo per il Bhutan: l'idea di dare alla felicità delle persone e a una vita soddisfacente lo stesso valore (se non un valore maggiore) dello sviluppo economico in sé è stata abbracciata da un gruppo internazionale di economisti piccolo ma in espansione. Essi considerano fuorviante l'idea universale dei circoli politici di tutto il mondo, ovvero che il consumo di un maggior numero di prodotti comporti maggior felicità nelle persone. Stanno sviluppando nuove tecniche per misurare il benessere in termini non solo di reddito e impiego, ma anche di soddisfazione nelle relazioni personali e di sensazione di avere uno scopo nella vita.
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Ma le teorie economiche alla base delle politiche nazionali hanno scarsi mezzi per tener conto delle sofferenze umane (benché sia la norma stimare i costi in denaro di disastri come inondazioni o carestie) Bisogna creare nella società la capacità di provare compassione. Gli economisti, ad esempio, dovrebbero studiare i benefici sociali di un'educazione dei figli socialmente intelligente e di programmi scolastici imperniati sulle competenze sociali ed emotive, sia nel sistema educativo, sia nelle carceri." Gli sforzi di tutta la società per ottimizzare il funzionamento del cervello sociale potrebbero avere ripercussioni vantaggiose a catena sia per i bambini, sia per la comunità in cui essi vivranno. Credo che i benefici andranno da un profitto scolastico più alto a un rendimento migliore sul lavoro, da bimbi più felici e socialmente capaci a una migliore sicurezza della comunità, nonché a uno stato di salute perdurante. Persone più istruite, sicure e sane danno un maggior contributo a ogni economia.
Lasciando perdere le speculazioni grandiose, connessioni sociali più profonde potrebbero avere vantaggi immediati per tutti noi.

Ronald Wright: Breve storia del progresso

Sono stato attirato da titolo e recensioni, non me lo ha consigliato nessuno.
E' una lettura semplice e per molti versi stimolante. E anche un po' inquietante.
Vedere i problemi di oggi con gli occhi di un archeologo e la sua scala dei tempi, e' certamente interessante.

Su come l'uomo nel Paleolitico determino le condizioni della propria crisi: Dunque una delle cose che dobbiamo conoscere sul nostro passato è che il periodo Paleolitico Superiore, che può aver avuto inizio con il genocidio, terminò con un selvaggio barbecue di animali. II perfezionamento della caccia implicò la fine della caccia come stile di vita. Maggior facilita di procurarsi la carne significò più bambini. Più bambini significò più cacciatori. Più cacciatori, presto o tardi, significò meno cacciagione. Gran parte delle grandi migrazioni umane di quel periodo devono essere state determinate dalla necessità, dal momento che con i nostri festini itineranti mandavamo in rovina la Terra. L'archeologia dell'Europa occidentale durante l'ultimo millennio del Paleolitico mostra la decadenza dell'alto tenore di vita dei Cro-Magnon. La pittura rupestre ha alti e bassi fino ad arrestarsi completamente. Sculture e incisioni diventano rare. Le lame di selce diventano sempre più piccole. Anziché per uccidere i mammut, esse servono a colpire i conigli.

Sulla paura e il controllo sociale:  Un popolo timoroso degli estranei è facilmente manipolato. I guerrieri, i presunti protettori della società, spesso diventano gli sfruttatori della protezione. In tempi di guerra o di crisi, il potere può facilmente essere sottratto ai molti con una promessa di sicurezza. Più il nemico è elusivo o immaginario, più è adatto per manipolare il consenso. L'Inquisizione svolse un'impetuosa azione contro il Diavolo.43 E la lotta tra capitalismo e comunismo nel XXsecolo presentava tutte le caratteristiche delle antiche guerre di religione. Per difendere questi sistemi valeva davvero la pena di rischiare di mettere fine al mondo? Oggi stiamo perdendo libertà conquistate con fatica, su pretesto di una "guerra al terrore" su scala mondiale, come se il terrorismo fosse un fenomeno nuovo. (Coloro che credono lo sia, dovrebbero leggere L'agente segreto, romanzo in cui attentatori anarchici suicidi si aggirano per Londra indossando esplosivi; fu scritto da Joseph Conrad un centinaio di anni fa.44).

Sui cambiamenti climatici in epoche remote, le brusche fluttuazioni e i problemi dell'adattamento: Analizzando le carote i ghiaccio antico che, come gli anelli degli alberi, contengono una registrazione annuale, i climatologi sono stati in grado di tracciare la temperatura media del pianeta nell'arco di circa 250.000 anni. Questi studi mostrano che il clima mondiale è stato insolitamente stabile durante gli ultimi 10.000 anni - esattamente il periodo di vita di agricoltura e civiltà. Sembra che sarebbe stato impossibile sviluppare l'agricoltura in un momento precedente, anche se ci avessimo provato. Le ricerche mostrano anche che il clima terrestre ha avuto nel passato brusche fluttuazioni, che hanno provocato la fine -o l'inizio - di un'epoca glaciale, non nel corso di secoli ma di decenni.
Le cause naturali ditali eventi non sono state del tutto comprese. I rapidi mutamenti potrebbero essere provocati da un qualche tipo di reazione a catena - forse un'improvvisa inversione delle correnti oceaniche, o un rilascio di metano dallo scioglimento del sottosuolo permanentemente gelato. Nel suo libro sugli studi delle carote di ghiaccio, Richard Alley sottolinea ciò che dovrebbe essere ovvio: «L'umanità ha costruito una civiltà adatta al clima che possediamo. Sempre di più, l'umanità sta utilizzando tutto ciò che il clima fornisce... [e] il clima delle ultime centinaia di anni è il meglio che possiamo sperare». Il costante surriscaldamento sarebbe già sufficientemente negativo, ma la conseguenza peggiore sarà un improvviso capovolgimento dell'equilibrio climatico terrestre - fino a tornare al vecchio regime di brusche fluttuazioni. Se questo accadrà, i raccolti saranno scarsi ovunque e il grande esperimento della civiltà conoscerà una fine catastrofica. Per quanto riguarda l'alimentazione siamo diventati specializzati, e quindi vulnerabili, quanto il felino con i denti a sciabola.

Il successo e' storicamente la prima causa di crisi: II fatto più sorprendente relativo al mondo antico è quanto recente esso sia. Nessuna città o monumento risale a più di 5000 anni fa. Da quando la civiltà' ebbe inizio sono state vissute interamente solo settanta vite circa, di settant'anni. Il suo intero corso occupa non più dello 0,2 per cento dei due milioni e mezzo di anni da quando il nostro primo antenato affilò una pietra. Nel capitolo precedente, ho indicato a grandi linee l'ascesa e il declino dell' "uomo cacciatore" nell'Età della pietra. Il suo stesso progresso, il perfezionamento di armi e tecniche, portò direttamente alla fine della caccia come modo di sussistenza (eccetto in alcuni luoghi in cui le condizioni erano favorevoli per la selvaggina). Poi, in diverse aree del mondo, venne la scoperta dell'agricoltura probabilmente da parte delle donne - durante il Neolitico. E da lì nacque il nostro esperimento della civiltà, che iniziò sotto forma di diverse avventure indipendenti che negli ultimi secoli si sono fuse (principalmente inglobando le popolazioni conquistate) in un unico grande sistema che ricopre e consuma la Terra. Vi sono segni che ora questo esperimento, come la caccia rischia di cadere vittima del suo stesso successo.

Le civiltà si evolvono in modo simile: Circa 3000 anni fa, la civiltà si era sviluppata in almeno sette territori: Mesopotamia, Egitto, Mediterraneo, India, Cina, Messico e Perù. L'archeologia mostra che approssimativamente solo la metà di queste civiltà avevano ereditato i prodotti della terra e gli stimoli culturali di altre società. Le restanti si erano costruite da sé, partendo da zero e senza sospettare che qualcun altro al mondo stesse facendo le stesse cose. Questo stringente parallelismo di concetti, procedimenti e forme ci dice qualcosa di importante: che date certe condizioni generiche, le società umane si muoveranno comunque verso dimensioni più grandi, complessità ed esigenze ambientali. La piccola civiltà dell'Isola di Pasqua fu una delle ultime a svilupparsi in modo indipendente. La prima di queste fu quella sumera, sorta laddove oggi si trova l'Iraq meridionale.

Sulla vita in babilonia e la sua fine: Qualora il Giardino dell'Eden possedesse una geografia fisica, sarebbe questa. ... La vita media, dedotta dalle sepolture di catal HuyÜk, era di 29 anni per le donne e 34 per gli uomini. Vi sono segni di diffusa deforestazione ed erosione dal 6000 a.C. Può darsi che i principali colpevoli siano stati gli incendi spontanei e il sovrapascolo delle capre, ma anche la combustione della calce per ricavare malta e intonaco contribuì a distruggere i territori boschivi fino a renderli la macchia spinosa e semideserta che vediamo oggi. Nel 5500 a.C. molti dei primi siti neolitici furono abbandonati. Come sull'Isola di Pasqua, il popolo aveva contaminato il proprio nido, o piuttosto lo aveva reso spoglio. Ma a differenza degli abitanti dell'Isola di Pasqua, questo popolo ebbe la possibilità di fuggire e ricominciare daccapo.

La caduta della civiltà Sumera:In quanto costruttori dei primi grandi canali di irrigazione del mondo, difficilmente si possono biasimare i Sumeri per non essere riusciti a prevedere le conseguenze della loro nuova tecnologia. Ma le pressioni politiche e culturali certamente peggiorarono le cose. Quando le popolazioni erano meno numerose, le città furono in grado di arginare il problema prolungando i periodi di maggese, abbandonando i campi rovinati e trasferendo la coltivazione in terre nuove, benché con maggior difficoltà e costi elevati. Dopo la metà del III millennio, non ci fu più terra nuova da coltivare. La popolazione allora era al massimo, la classe dirigente era instabile, e lo stato di guerra cronico richiedeva il. supporto di eserciti permanenti - quasi sempre un segno, e una causa, di problemi. Come gli abitanti dell'Isola di Pasqua, i Sumeri non riuscirono a riformare la loro società per ridurne l'impatto ambientale. Al contrario essi cercarono di intensificare la produzione, in special modo durante l'Impero accadico (2350-2150 ca. a.C.) e il loro canto del cigno fu con la Terza Dinastia di Ur, che cadde nel 2000 a.C. Il breve Impero di Ur rivela lo stesso comportamento che abbiamo osservato sull'Isola di Pasqua: esso rimase fedele a convinzioni e pratiche radicate, derubò il futuro per pagare il presente, spese le ultime riserve di capitale naturale in una sconsiderata bisboccia di eccessiva ricchezza e splendore. I canali furono estesi, i periodi di maggese ridotti, la popolazione aumentò, e l'eccedenza economica fu concentrata nella stessa Ur per sostenere progetti di grandiose costruzioni. II risultato fu poche generazioni di prosperità (per i sovrani), seguite da un collasso dal quale la Mesopotamia meridionale non si è mai risollevata.

La piramide umana e la piramide alimentare: E la piramide umana è a sua volta sostenuta da una piramide naturale meno visibile - la catena alimentare e tutte le altre risorse dell'ambiente circostante, spesso definite "capitale naturale". Le storie di Roma e dei Maya mostrano anche, a mio parere, che le civiltà spesso si comportano come modelli di vendita "piramidale", prosperi solamente quando crescono. Esse accumulano ricchezza nel centro da una periferia in espansione, che potrebbe essere la frontiera di un impero politico e commerciale o una colonizzazione della natura attraverso l'uso intensivo delle risorse, spesso entrambe le cose. Una simile civiltà è quindi più instabile al suo apice, quando ha raggiunto il massimo sfruttamento dell'ambiente. A meno che non compaia una nuova fonte di ricchezza o di energia, essa non ha più possibilità di aumentare la produzione o assorbire l'urto delle fluttuazioni naturali.

Problemi ecologici ad Atene e impossibilità di soluzione politica:Gli ateniesi cominciarono ad allarmarsi per la deforstazione già nel VI secolo a.C. A quell'epoca le popolazioni delle città greche stavano crescendo rapidamente, gran parte del legname era già stato tagliato, e i poveri coltivavano con risultati disastrosi le colline che erano state denudate dalle capre. A differenza dei Sumeri, che probabilmente non furono consapevoli della distruzione causata dai loro metodi d'irrigazione fino a quando fu troppo tardi, i Greci capirono cosa stava accadendo e cercarono di fare qualcosa. Nel 590 a.C., lo statista ateniese Solone, comprendendo che il problema derivava in parte dalla povertà rurale e dall'allontanamento dalla terra da parte dei potenti nobili ateniesi, dichiarò fuorilegge la servitù per debito e l'esportazione di prodotti alimentari; cercò anche di vietare la coltivazione sui declivi. Una generazione più tardi Pisistrato, un altro politico ateniese, offrì sovvenzioni per le piantagioni di ulivi, che avrebbero rappresentato un'efficace misura di rigenerazione in special modo se combinata con la coltivazione a terrazze." Ma così come accade anche ai giorni nostri, i finanziamenti e la volontà politica non furono adeguati all'impresa. Circa 200 anni dopo, nel suo dialogo incompiuto Crizia, Platone redasse un vivido resoconto dei danni, dimostrando una profonda conoscenza della connessione tra acqua e boschi:

Sull'evoluzione delle società come conseguenza dell'agricoltura:  L'invenzione dell'agricoltura in sé è un treno incontrollato, poiché porta all'espansione delle popolazioni ma raramente risolve il problema alimentare a causa di due inevitabili (o quasi inevitabili) conseguenze. La prima è biologica: la popolazione aumenta fino a quando raggiunge i limiti dell'offerta alimentare. La seconda è sociale: tutte le civiltà diventano gerarchiche; la concentrazione della ricchezza verso l'alto ne ostacola la circolazione

La civiltà e' un esperimento recente: La civiltà è un esperimento, uno stile di vita molto recente nella storia umana, e ha la tendenza a cadere in ciò che io chiamo trappole del progresso. Un piccolo villaggio in un terreno fertile nei pressi di un fiume, è una buona idea; ma quando il villaggio diventa una città e costruisce strade sul terreno fertile, allora diventa una cattiva idea. Se la prevenzione avrebbe potuto essere semplice, la cura potrebbe invece risultare impossibile: non è facile trasferire una città. Questa incapacità umana di prevedere odi prestare attenzione - le conseguenze a lungo termine potrebbe essere intrinseca alla nostra specie, una caratteristica forse originatasi all'epoca della caccia e della raccolta.

La dinamica della popolazione e lo sviluppo industriale: Eppure nonostante i relitti di civiltà passate che ingombrano la Terra, l'esperimento della civiltà nel suo complesso ha continuato a diffondersi e crescere. I numeri (nella misura in cui possono essere calcolati) riportano quanto segue: una popolazione mondiale di circa 200 milioni di persone all'epoca dell'apogeo di Roma nel II secolo d.C.; circa 400 milioni nel 1500, quando l'Europa raggiunse le Americhe;2 un miliardo di persone nel 1825, all'inizio dell'Età del carbone; 2 miliardi nel 1925, quando stava prendendo il via l'Età del petrolio; e 6 miliardi nel 2000. Perfino più allarmante della crescita è l'accelerazione: perché la popolazione aumentasse di 200 milioni di persone dopo il II secolo ci vollero tredici secoli; gli ultimi 200 milioni di persone in più, sono apparsi in soli treanni....Nel 1991 William McNeill concludeva: «La moderna ondata demografica, in gran parte sostenuta dai nuovi prodotti della terra, non si è ancora esaurita, con drastiche ma impre-
vedibili conseguenze ecologiche».25 Nei quindici anni trascorsi da quando queste parole furono scritte, sulla Terra è apparso un miliardo di persone in più - lo stesso numero di persone che costituivano l'intera popolazione nel 1825, all'inizio della meccanizzazione. E lo stesso numero di persone che sarebbe in grado di sostenersi con la forza del proprio lavoro se la civiltà industriale dovesse venir meno. Non sapremo mai quando, dove, e nemmeno se la Rivoluzione industriale avrebbe avuto luogo nel caso in cui l'America non fosse esistita. La mia ipotesi è che sarebbe avvenuta comunque - ma più tardi, più gradualmente, e in un modo diverso. Avrebbe potuto iniziare in Cina anziché in Europa, oppure in entrarnbe.26 Ma questa è la scuola dei "se".

Fabrizio Spagna: L'industriale

la storia di Marco Tronchetti Provera.

con questo libro, alla cui prefazione si e' "trovato piacevolmente costretto" Ferruccio de Bortoli, mi sono intrattenuto in zona Cesarini delle vacanze (e' il caso di dirlo).

un libro che consiglio a tutti di comprare e leggere, oltre i pochi highlights che trascrivo qui.

Al contrario di oggi: A fine 2005 l'autarchia economica del nostro Paese è ormai un ricordo. Sono lontani i tempi in cui Mediobanca - guidata dall'infaticabile tessitore di intrecci societari Enrico Cuccia - rappresentava, utilizzando le parole di Gianni Agnelli, "il collo di bottiglia attraverso il quale passano tutte le grosse operazioni della proprietà statale e privata".

Il ricambio c'e' stato: "Di fronte al cambiamento strutturale dell'Italia, culminato con l'integrazione europea e il passaggio all'economia di mercato globalizzata, le grandi famiglie industriali hanno risposto cercando alloro interno idee e, soprattutto, uomini che avessero i valori e le competenze per consentire al nostro sistema capitalistico di fare quel salto di qualità indispensabile per non perdere il treno della competizione globale."

Fare impresa, non finanza: "Visione strategica, innovazione e una squadra guidata da valori condivisi  sono, per Tronchetti Provera, elementi essenziali per ogni impresa che punta a essere vincente sui mercati internazionali. Un richiamo a guardare prima di tutto alle dinamiche industriali e a non farsi abbagliare dai facili guadagni che la finanza può generare nel breve termine. Una tentazione sempre in agguato per chi fa impresa"

Dall'Università ai vertici dell'industria italiana: Marco Tronchetti Provera non ha alcun dubbio quando nel 1971, a 23 anni, consegue la laurea in Economia alla Bocconi di Milano. Farà l'imprenditore, seguendo le orme paterne... terminati gli studi, Marco decide di fare un'esperienza fuori dai confini nazionali. Viene accettato a Londra dalla P&O per uno stage di sei mesi.. Dopo una breve parentesi presso una ditta che produceva impianti per la galvanica fondata proprio in quegli anni dal fratello maggiore Raffaele Bruno - la Galvanet Spa - Marco decide di aprire un terminal intermodale per container a Rho, alla periferia di Milano... Marco tronchetti Provera acquista un vecchio magazzino e lo trasforma in deposito container avviando la sua prima societa' che porta il nome di Sogemar... Il Terminal container di Milano divenne uno dei piu' importanti d'Italia tanto da convincere il Lloyd Triestino a dare a Marco la responsabilita' di una agenzia marittima... In seconde nozze, dopo il divorzio dalla giornalista Letiia Rittatore von Willer, Marco sposa nel 1978 Cecilia Pirelli, da cui avra' tre figli...Il nuovo leader del capitalismo italiano è arrivato da una delle più antiche famiglie industriali, i Pirelli. Quella stessa famiglia che, all'indomani dell'unità d'Italia, grazie a Giovan Battista Pirelli, avviò assieme a Gianni Agnelli, fondatore della Fiat, il processo di industrializzazione del nostro Paese.    Marco Tronchetti Provera entra nella linea dinastica dei Pirelli nel 1978 dopo il matrimonio con Cecilia, figlia di Leopoldo capo del gruppo industriale Pirelli.. Successi imprenditoriali a parte, Marco Tronchetti Provera si presenta come l'uomo nuovo del capitalismo delle grandi famiglie industriali del nostro Paese. Alla continuita' con il passato, come solo una solida formazione alla scuola della Mediobanca di Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi e' in grado di assicurare, Tronchetti Provera associa una visione anglosassone della corporate governance e un modello piu' moderno di gestione delle imprese, basato sulla sua capacita' di creare valore per tutti gli stakeholder. Crede fermamente nel mercato e nella competizione e considera l'innovazione uno dei fattori critici di successo piu' importanti...

Interessi del Paese e rispetto delle istituzioni: "Gianni Agnelli, come ogni vero imprenditore, aveva il massimo rispetto delle istituzioni e operava nell'ambito della società. Queste sono le caratteristiche forti che Agnelli ha avuto e che credo siano un esempio per tutti gli imprenditori. Caratteristiche nelle quali anch'io mi, riconosco. Nessuna delle sue azioni è mai stata contro quelli che erano gli interessi del suo Paese e ha sempre nutrito grande rispetto per le istituzioni. Penso che queste siano precondizioni fondamentali per fare gli imprenditori in modo costruttivo"

Sviluppo del capitalismo italiano: responsabilità, non esercizio di potere:   "Far crescere il sistema capitalistico italiano richiede idee e forza per applicarle. Richiede di considerare la gestione di impresa prima di tutto una responsabilità e non un esercizio di potere. Il nuovo leader delle telecomunicazioni italiane sembra avere le idee chiare e i numeri per interpretare al meglio, nel suo tempo, il ruolo che fu di Gianni Agnelli e, cioè, essere stimolo e guida per ii capitalismo italiano nel nuovo millennio. "

Il ruolo del padre: .."il padre, da cui impara che per raggiungere gli obiettivi più importanti servono grande tenacia e determinazione. Gli insegnamenti più importanti riguardano soprattutto i rapporti umani e il modo di fare impresa. In particolare, impara l'attenzione per le persone che si traduce nel fatto che `senza persone di qualità al proprio fianco e senza la capacità di saperle ascoltare non si costruisce nulla": Impara anche l'etica del lavoro che si traduce nella visione sociale del suo ruolo di imprenditore. Il profitto è un elemento importante perché l'impresa possa sopravvivere e si possa ingrandire. Il vero obiettivo di fare impresa è però quello di promuovere la crescita della società nel suo insieme."

Sviluppo immobiliare: "Contemporaneamente alla dismissione delle attività industriali, il piano di ristrutturazione prevedeva la cessione di parte delle aree immobiliari milanesi incluse nel Progetto Milano-Bicocca. Si trattava di un imponente progetto immobiliare e culturale: riconvertire gli oltre 700 mila metri quadrati della più antica fabbrica del Gruppo in un insediamento di terziario avanzato, cablato con fibre ottiche, destinato a ospitare università, centri studi, laboratori di ricerca e sviluppo, la nuova sede Pirelli e il Teatro degli Arcimboldi. Un' iniziativa di grande importanza per il futuro della Milano post-industriale, sia economico-sociale sia urbanistico, con lo stesso ruolo rivestito negli anni Sessanta dal Grattacielo Pirelli, progettato da Giò Ponti. Negli anni 1990-94 Pirelli ha venduto, in frazioni e in più lotti, immobili e terreni di Bicocca a diverse società terze - fra cui anche l'alloraMilano Centrale, ora Pirelli & C. Real Estate - che hanno poi sviluppato l'intero progetto. Il settore immobiliare, grazie alla professionalità delle persone che a ciò si sono dedicate, è riuscito a collocare sul mercato le aree di Bicocca per un controvalore di circa 500 miliardi di lire, realizzando e coordinando una serie di veicoli in cui terzi investitori hanno partecipato. In tal modo, Milano Centrale mantenne una partecipazione del 26 per cento nella società Progetto Bicocca con l'incarico di mandataria esclusiva per il coordinamento urbanistico, amministrativo e commerciale dell'intero programma di riconversione dell'area ex industriale.

Focalizzazione: pneumatici, cavi per energia e telecomunicazioni
:  La cessione degli asset non core - prodotti diversificati - portò il Gruppo a focalizzarsi su due settori: gli pneumatici e i cavi di trasporto energia e telecomunicazioni.

Ricerca e sviluppo: "Se negli anni del turnaround - 1992 e 1993 - la spesa in R&S del Gruppo era scesa rispettivamente a 254 e 268 miliardi di lire, a partire dal 1994 questa posta di bilancio ritorna a crescere arrivando a 287 miliardi per poi raggiungere i 303 miliardi di lire nel 1995. In relazione al fatturato, invece, la spesa in Ricerca & Sviluppo del gruppo Pirelli, a partire dal 1991, è continuamente scesa arrivando nel 1995 al 2,78 per cento del fatturato dal 3,35 per cento del 1991, sia per il continuo incremento del giro d'affari, sia anche grazie a una migliore focalizzazione dei progetti e a una più attenta gestione dei costi. La riduzione relativa al fatturato degli investimenti in R&S ha interessato in uguale misura sia il settore pneumatici che quello dei cavi e sistemi. Nel primo caso, l'incidenza sul fatturato degli investimenti in ricerca è scesa dal 3,89 per cento del 1991 al 2,78 percento del 1995 mentre per quanto riguarda il settore cavi energia e telecomunicazioni l'incidenza è passata dal 2,90 per cento del 1991 al 2,42 per cento del 1995."

La repentina opportunità della fibra ottica: I casi di successo non riguardarono solo il settore pneumatici. La ricerca di Pirelli riuscì a sviluppare in modo assolutamente innovativo la tecnologia fotonica impiegandola nel settore cavi e sistemi per le telecomunicazioni. La sfida era rappresentata dalla repentina sostituzione dei tradizionali cavi in rame con i nuovi cavi in fibre ottiche per la trasmissione delle informazioni. In questo nuovo business, Pirelli divenne uno dei principali protagonisti mondiali non solo puntando sulle fibre ottiche ma anche sugli amplificatori ottici dotati di caratteristiche molto avanzate.

Dedizione alla crescita della Pirelli: La riorganizzazione dell'azionariato di controllo di Pirelli e il crescente spazio che la stampa internazionale gli dedica, dopo il turnaround concluso con successo, non distraggono Marco Tronchetti Provera dal suo impegnativo lavoro. Per far crescere un'azienda e necessario fare ricerca, innovare, vedere il futuro prima dei concorrenti e saperlo concretizzare. Dunque, "l'uomo d'affari di cui tutti parlano", come lo definì il New York Times nel 1994, non ha tempo da dedicare ad altre sfide. E agli amici imprenditori che vorrebbero candidarlo alla Presidenza della Confindustria risponde, ringraziando, di doversi dedicare anima e corpo al rilancio della Pirelli.

L'immobiliare dai terreni della CAM del padre al nuovo polo fieristico di Milano: "L'attenzione al settore immobiliare del gruppo guidato da Tronchetti Provera non si esaurisce in Pirelli RE. A partire dal dicembre 2002 la Camfin, holding industriale a monte di Pirelli & C, acquisisce il 100% delle quote di Cam Immobiliare Spa. Quest'ultima società era stata costituita per gestire le proprietà immobiliari della società di famiglia dei Tronchetti. Gli asset più importanti sono rappresentati dai terreni dove sorgevano, alla periferia di Milano, gli ex stabilimenti della Cam, in particolare a Pero e a Rho. Negli ultimi anni, dopo l'approvazione del progetto del nuovo polo fieristico di Milano, la Cam Immobiliare ha progressivamente acquisito tutti i terreni vicini, con l'intenzione di valorizzarli al meglio proprio nella prospettiva della realizzazione del nuovo insediamento commerciale."

Il timing è tutto, come la fibra che impiegò 20 anni a decollare: il problema per un imprenditore che ha una visione è sempre stato quello di azzeccare i tempi giusti: bisogna aspettare che le tecnologie diventino mature a sufficienza per avere un valore economico. Ci sono state delle sfide vinte dopo vent'anni, come quella della fibra ottica, che ha impiegato un tempo lunghissimo prima di decollare. La prima fabbrica di Pirelli che produceva fibre ottiche venne costruita nel 1976 a Battipaglia.

Non inseguire i facili guadagni delle bolle come quella di internet: E proprio in questa fase che Tronchetti Provera mostra il suo volto da industriale. Guarda alle opportunità nell'ottica di stringere alleanze internazionali, migliorare i margini operativi e creare valore per gli azionisti. Sarebbe stato semplice, come fecero altri Gruppi industriali italiani, quotare uno spin-off alla Borsa di Milano, raccogliendo enormi quantità di denaro e alimentando l'illusione di profitti stratosferici in pochi anni, lasciando poi, come accadde nel caso di Seat PG-Tin.it, i risparmiatori con il cerino in mano quando la bolla speculativa è, inevitabilmente, esplosa.

Gli investimenti della Pirelli sul web: Il piano industriale e-Pirelli risultò innovativo per quegli anni. Tronchetti Provera pianificò un investimento di un miliardo di euro da impiegare non solo per sostenere i progetti Web dell'azienda. Costituì un fondo chiuso, EuroCube, gestito dalla società di gestione MyQube, alla cui guida pose l'ex direttore di Pirelli Gianiuca Braggiotti figlio di quell'Enrico Braggiotti, ex numero uno di Comit al tempo di Cuccia, e fratello di Gerardo Braggiotti, ex Mediobanca e diventato poi numero uno per l'Europa del gruppo bancario Lazard. L'obiettivo del fondo era di investire in start up legate al mondo di Internet e delle nuove tecnologie in Italia e in Europa. Molto simile all'idea di Carlo De Benedetti. La differenza sta nell'investimento: Tronchetti Provera rischiò in proprio e non con i soldi dei risparmiatori.

Cogli l'attimo con spinoff e startup: Per trarre il massimo beneficio dalla situazione favorevole di mercato, Tronchetti Provera, Carlo Buora e Giuseppe Morchio - i manager di Pirelli interessati all'operazione - avviano una serie di spin-off di attività legate alla fotonica. In particolare, l'attività nei sistemi ottici terrestri viene scorporata da Pirelli Cavi "Communication" e ceduta a Cisco System per un controvalore complessivo (inclusi i premi earn-out) di 2,15 miliardi di dollari. Una cifra altissima ma in linea con i multipli di mercato utilizzati nel boom della new economy. In questa operazione di riorganizzazione vengono create altre due start-up con  sede negli Stati Uniti.

Lo sgonfiamento della bolla e vantaggi fiscali: Visto l'andamento delle borse Usa e con la precisa volontà di valorizzare le proprie attività nei componenti ottici legati alla e-technology, verso la fine di febbraio 2000 al quartier generale Pirelli di Milano prende corpo il progetto OTUSA. Non era previsto, almeno inizialmente, un trade sale - vendita a una società industriale -. L'idea di fondo, sostenuta da Tronchetti Provera, era di avviare l'iter per la quotazione al Nasdaq di OTUSA...Pirelli non riuscì, per motivi diversi e dopo contatti protrattisi da aprile fino a luglio 2000, a raggiungere un accordo con alcuno dei manager americani interpellati. Analoga conclusione ebbero anche le trattative con il venture capitalist interessato a entrare nella compagine sociale di OTUSA... Si deve, poi, aggiungere un altro elemento. OTUSA aveva nel 1999 un fatturato di appena 12 milioni di dollari, con una crescita prevista a 28 milioni di dollari nel 2000. Tutti generati da un unico cliente - Cisco System - che manteneva una partecipazione di appena il 10% nella società che si era rifiutato di acquistare quando PiSi deve, poi, aggiungere un altro elemento.
OTUSA aveva nel 1999 un fatturato di appena 12 milioni di dollari, con una crescita prevista a 28 milioni di dollari nel 2000. Tutti generati da un unico cliente - Cisco System - che manteneva una partecipazione di appena il 10% nella società che si era rifiutato di acquistare quando Pirelli lo aveva proposto. Tutto ciò aumentava il rischio dell'operazione. Da chi era posseduta esattamente OTUSA? E com'era stata pensata l'operazione? Focalizzando l'attenzione sulla componente azionaria, si può notare come la società Optical Technology Usa fosse controllata al 71 per cento da OTNL Olanda - Optical Technologies the Netherlands BV - società holding di diritto olandese, in grado di garantire vantaggi fiscali in caso di generazione di plusvalenze da cessione di partecipazioni, e al 19 per cento dalla Pirelli Cavi e Sistemi Spa.

Bernabè, la cessione Telecom e la "mancata" OPA: Franco Bernabè, amministratore delegato sfrattato da Colaninno e Gnutti, in una lettera inviata a tutti i dipendenti Telecom il 28 aprile 1999. Scriveva Bernabè: "Il passaggio del controllo di Telecom Italia a valle dell'Opa può avvenire su una qualsiasi delle scatole a monte delle quali si esercita il controllo di Telecom: può avvenire attraverso la Fingruppo di Colaninno, attraverso la Bell lussemburghese, può avvenire attraverso la Olivetti, può avvenire attraverso una qualsiasi di queste scatole finanziarie, senza tra l'altro pagare un premio per la cessione del controllo agli azionisti di Telecom Italia. Se una società lussemburghese ha il controllo di Telecom Italia, il suo controllo può andare nelle mani di chiunque senza possibilità, da parte delle autorità italiane, di controllare la destinazione di questa società". La previsione di Bernabè si realizzò il 28 luglio
2001. Quando l'operazione viene conclusa, il prezzo di Olivetti, in borsa, è di circa 2,25 euro per azione mentre l'acquisto delle stesse azioni da Bell SA avviene a 4,175 euro per azione. Attraverso la cessione del 23% di Olivetti, la "razza padana" intasca una plusvalenza da capogiro su cui non paga nessuna imposta, tagliando fuori dai benefici i piccoli azionisti... Marco Tronchetti Provera così risponde a chi gli contesta il mancato ricorso all'Opa nell'acquisizione delle quote Olivetti da Bell: "Questa è una interpretazione del tutto infondata e fuorviante. Olimpia comprò il 27% circa del capitale Olivetti, di cui il 21,6% riferibile in trasparenza a Pirelli. Come tutti sanno, l'obbligo di Opa secondo la legge italiana e le princzpali legislazioni europee scatta al superamento della soglia del3O%. Quelli che hanno gridato allo scandalo per la 'mancata Opa' sono gli stessi che hanno contribuito negli anni Ottanta afar nascere i junk bond e hanno plaudito a un'operazione tra le più brutte che siano mai avvenute in Italia, che è stata l'Opa Telecom. Quella Opa ha creato in capo a una delle principali aziende italiane un'enorme massa di debiti, che ha rischiato di schiacciare la Telecom; inoltre ha costretto per due anni a tentare delle operazioni finanziarie ímpresentabili che hanno rovinato l'immagine dell'azienda nel Paese. Coloro i quali hanno sostenuto questa tesi sono lontani dalla realtà e dimostrano di non conoscere i mercati internazionali. Purtroppo così si costruiscono teoremi sbagliati, come quello che si devono sempre fare delle Opa su tutto".

La Consob impone a Pirelli di consolidare Telecom, il TAR Lazio annulla il provvedimento: Appellandosi alle nuove norme del Testo Unico della Finanza, la Consob - guidata in quella fase da Luigi Spaventa - ravviso, nella lunga catena societaria che portava da Pirelli & C. Sapa fino a Telecom Italia e Tim, gli estremi del controllo da parte di Pirelli. Prima chiese maggiori informazioni a Tronchetti Provera, poi intimò a quest'ultimo di procedere alla redazione di un bilancio consolidato di Gruppo in base all'art. 3, lett. a) della legge 7 giugno 1974, n. 216. La conseguenza più evidente della richiesta Consob sarebbe stata l'attribuzione dei debiti di Olivetti e Telecom direttamente a Pirelli, creando, dal punto di vista contabile, una situazione difficilmente sostenibile per il gruppo della Bicocca. Ma non solo. Arrivando a un cumulo dei debiti su Pirelli, molte banche avrebbero dovuto alleggerire i propri affidamenti in quanto si sarebbero superati i massimali di impegno previsti da Bankitalia nei confronti di un solo gruppo industriale... vale la pena ricordare la sentenza del TAR del Lazio, datata 27 febbraio 2002, che risolse la questione dando ragione a Tronchetti Provera e annullando i precedenti provvedimenti della Consob che intimavano al Gruppo di procedere alla redazione di un bilancio consolidato direttamente su Pirelli.

Indicatore di linee di sviluppo, rispetto delle regole e delle minoranze: Già in questi ultimi anni, attraverso la sua discreta ma ferma e paziente opera all'interno di Confindustria e alcuni mirati interventi sui principali quotidiani, Tronchetti ha dimostrato di saper incidere, con le proprie idee e i propri valori, sulle scelte industriali del Paese; di saper indicare alla politica la strada giusta per lo sviluppo, pur senza invasioni di campo. Ora deve dimostrare di essere un leader, guidando la difficile fase di transizione del sistema industriale italiano verso una nuova identità. Ciò nonostante l'industriale possiede la tenacia
e la determinazione, oltre a una lungimirante visione strategica, che lo hanno prima portato al vertice di una delle principali famiglie industriali del nostro Paese e poi, dal 2001, a diventare il protagonista delle telecomunicazioni italiane. Capacità manageriali a parte, affinché Tronchetti Provera possa arrivare a ricoprire il ruolo di leader del capitalismo italiano occorre che i valori fondanti del suo modo di fare impresa siano assorbiti per osmosi da tutto il sistema. La responsabilità sociale d'impresa deve diventare non una "mano di bianco" he gli imprenditori tentano di darsi per migliorare l'efficacia della propria azione di marketing, bensì la base di ogni scelta strategica dell'azienda. La trasparenza e il rispetto delle regole devono essere vissuti dall'imprenditoria italiana non come un inutile peso cui si è costretti, dalle leggi o dalle circostanze, ad assoggettarsi, ma come una opportunità di far crescere quel valore intangibile che, forse, pesa più di ogni altra cosa nel bilancio di un grande gruppo multinazionale: la reputazione aziendale...Sradicare la mentalità, ormai diffusa e consolidata, che si possa governare un grande gruppo industriale o finanziario senza tener conto delle minoranze, dei risparmiatori che investono i propri soldi in Borsa, ma dimostrando anzi che la competenza dei manager può far guadagnare tutti loro, e non solo l'azionista di controllo delle aziende quotate.

Il futuro di Telecom: Il prossimo decisivo appuntamento è con i cambiamenti strategici delle telecomunicazioni mondiali, un impegno nel quale si misurerà la capacità di Telecom Italia di costruirsi un futuro da azienda globale nella competizione multimediale a tutto campo.

Marco Gregoretti: Pronto chi spia ? : Dalla Telecom all'Archivio Z

Sebbene io abbia seguito la vicenda forse piu' attentamente del pubblico in generale, questo libro che include una vasta mole di documenti giudiziari, mi ha lasciato basito.

"L'Italia e' stata di fatto  governata dal "grande fratello": intercettazioni autorizzate, poche,
intercettazioni intrusive illegali, tante. Agenti spiati da altri agenti, Sismi intercettato dalla Digos. Italgate, Banca d'ltalia, furbetti del quartiere, Unipol-Antonveneta, campionati di calcio annullati, attori, attrici, prostitute d'alto bordo, pusher. Perfino il re."

"I magistrati indagando su Abu Omar scoprono molti intrecci con altre indagini: at punto che uno dei pm genovesi che hanno condotto I'inchiesta sul Dssa viene trasferito a Milano a rinforzare il pool che
segue lo scandalo dei Servizi segreti. La procura di Milano si rende conto che intorno e dentro al Sismi si muove una struttura complessa, ambigua e parallela. Che via via si scopre sempre più estesa, sempre
più potente, sempre più infiltrata: il paese sembra essere in balia di un potere occulto che ne vuole condizionare ii regolare funzionamento democratico."

"    Ma la notizia più inquietante scoperta dai magistrati e un'altra: investigando sul sequestro di Abu Omar e, so un'altra inchiesta sulle intercettazioni abusive, salta fuori che dietro la siglia di un'agenzia
investigativa privata di Firenze, la Polis d'Istinto di Cipriani, si nasconde in realtà una struttura operativa parallela che conduce a Giuliano Tavaroli, potente capo della Security di Telecom e di Pirelli, quindi
diretto responsabile della sala ascolto della Telecom."

"Un dirigente della Telecom responsabile anche lui della sala ascolto, Adamo Bove, un ex poliziotto della Dia (Direzione investigativa antimafia), la cui collaborazione e' ritenuta fondamentale dai magistrati per avere le giuste chiavi di lettura tecnologiche, ii 21 luglio 2006 vola da un viadotto di Napoli. Suicidio dicono gli investigatori. Ma un magistrato napoletano apre un fascicolo contro ignoti per induzione a! suicidio. La moglie rilascia un'intervista convinta che suo marito non si sia tolto la vita: aveva con se la pistola, avrebbe potuto spararsi.
La sua morte provoca anche lo scontro tra Carlo De Benedetti e Marco Tronchetti Provera. II numero uno di Telecom, al centro anche di una vicenda politico-finanziaria che gli costa la decisione di dimettersi da tutte le cariche, in una conferenza stampa  accusa apertamente i giornalisti del gruppo L'Espresso di usare le vicende del Sisme e la morte di Adamo Bove per denigrare Ia sua azienda. De Benedetti da' mandato aIl'avvocato Carlo Federico Grosso di sporgere querela. La vera partita è la scalata a Telecom."

"Cosi, mentre procedevano gIl accertamenti condottl all'estero per rogatoria su WCS e SRA, I'ipotesl Investigativa inizIale trovava ulteriorl conferrne: WCS e SRA, società riconducibill a CIPRIANI, avevano ricevuto un imponente flusso dl danaro per svolgere una serle dl Investigazionl, puntualmente fatturate al gruppo PIRELLI -TELECOM, I cui esiti documentati, non trovati seppur espressamente richiesti presso il cliente PIRELLI - TELECOM, non trovati presso il CIPRIANI, emergevano dalla cantina e dall'ufficio di
RIZZO Nicolò. La documentazlone rinvenuta presso it RIZZO occupa numerosi armadl. Quanto sopra Illustrato e' agevolmente provabile in ordine ad esempio aIIa c.d. Operazione Garden, fatturata per Importi cospicui da WCS, come risulta dalle somme delle fatture che si allegano, di cui, a solo titolo esemplificativo sI allega la documentazione rinvenuta presso RIZZO NIcoló."

"• ADR: Per quanto riguarda l'operazione GARDEN e l'operazione LITTLE COUNTRY cosi' come la pratica MAGGIA aperta da Polis, sI riferiscono ad una richiesta fattami da TAVAROLI e relativa ad una mail ricevuta datta presidenza TELECOM ed il cui contenuto appariva minaccioso o poco ortodosso. TAVAROLI mi ha dato nominativi dl persone fisiche e giuridiche da sviluppare e ricordo di aver fatto tutta una serie di accertarmenti nel Principato dl Monaco su persone che facevano parte di banche."

"Un quadro allarmente che non solo consentiva di effetuare delle investigazioni parallele a quelle legali, ma che permetteva di svelare, rivelare o addirittura by-passare le investigazioni legali attraverso meccanismi nella disponibilita' di taluni soggetti inseriti nel settore Security di Telecom e/o di Pirelli. Tra tali soggetti vi era certamente, al vertice, Giuliano Tavaroli. Egli ne era anzi l'artefice, l'ideatore, il manovratore. Ma non e' certamente stato l'unico a giovarsene, o ad utilizzarlo per fini apparentemente propri dell'azienda, ma in realta' del tutto estranei alla stessa, se non addirittura eversivi."

"Premessa: in sede di acquisizione della documentazione predisposta dal Gruppo Pirelli, oggetto della presente informativa,  veniva riscontrato che i prospetti riepilogativi delle fatture ricevute dalle societa' in oggetto, elaborati dalla Pirelli, erano espressi talora in sterline, talora  in lire e talora in euro. Inoltre veniva fatto presente che  detti prospetti non offrono una immediata e chiara evidenza, anno per anno, delle fatture ricevute e pagate cosi' come annotate a libro giornale. Si chiedeva pertanto la stampa del mastro contabile, derivante direttamente dalle annotazioni a libro giornale, anche per avere un documento formale che certificasse quanto annotato nei libri obbligatoriamente tenuti dalla societa'. Il responsabile del centro contabile, rag. Armando Moroni riferiva di non potere dare seguito a questa richiesta in quanto sarebbe stato necessario una modifica al software in uso al centro elaborazione dati che, a suo dire, non consentirebbe allo stato la stampa richiesta".   

Darrell Huff: How to lie with statistics

Giancarlo Livraghi mi aveva consigliato questo libro tempo fa e devo dire che lo ho trovato proprio gradevole e attuale, anche se risale al 1954!

Rassegna dei trucchi della ocmunicazione per fare intendere alle persone rappresentazioni manipolate della realta'.

Non svelo nulla, dovrei trascrivere il libro che e' una lettura semplice e breve (140 pagine)