Download 2012.02.02 Panorama Economy (pdf)
In poco più di due mesi il governo Monti ha approvato una quantità impressionante di misure, molte nell’ambito dell’economia e della società digitale, culminate nella costituzione della cosiddetta “cabina di regia” per l’agenda digitale di cui dovrebbero fare parte i ministri Passera, Profumo e Patroni Griffi. È un passaggio storico. Esattamente un anno fa, era il 31 gennaio, un centinaio di professionisti della rete lanciavano l’iniziativa agendadigitale.org: un appello rivolto alle istituzioni e alle forze politiche perché ponessero fine a una grave mancanza. L’Italia, infatti, era - e rimane - uno dei pochissimi paesi al mondo a non disporre di una strategia nazionale per lo sviluppo del digitale.
Il ritardo non è certo responsabilità solo del precedente governo. Salvo rare eccezioni, l’intero quadro politico ha dimostrato scarsa attenzione al digitale. Un segnale di svolta si è avvertito fin dall’insediamento del governo Monti. Con il discorso del premier al Senato il termine “agenda digitale” è entrato ufficialmente nella politica nazionale come impegno preciso dell’azione di un governo. Ora, con il cosiddetto decreto liberalizzazioni, abbiamo anche lo strumento che dovrebbe attuare quell’impegno: la cabina di regia.
Occorrerà però intenderci su cosa significhi “agenda digitale”. Contrariamente al pensiero di molti, non è vero che i governi non siano intervenuti sul digitale. Anzi, hanno legiferato molto, ma spesso male, in modo parziale, badando più a interessi settoriali o bisogni contingenti che a quelli generali. In poche parole, è mancata la cornice. È mancata la strategia. Appunto, è mancata l’agenda digitale.
L’agenda digitale non è una collezione di azioni o leggi per la digitalizzazione del Paese. In primo luogo è la visione per digitalizzare l’intera UE. In concreto, sono 101 azioni promosse dalla Commissione di cui solo 23 nelle mani degli stati nazionali, ma che formano la via attraverso la quale l’Europa, e ogni stato membro, si può dare un futuro. Pertanto, a livello nazionale, l’agenda digitale è molto semplice. E’ uno statement condiviso dagli strati più ampi della società, con lo scopo principale di individuare gli obiettivi di digitalizzazione del Paese. Che non riguardano solo la Pubblica Amministrazione, la scuola o le infrastrutture della banda larga. L’agenda digitale è una visione strategica, una linea guida, che deve aiutare l’intero Paese a mobilitarsi per la propria modernizzazione. Una sfida che riguarda tutti, dai lavoratori alle imprese, dalle istituzioni alle scuole, dai disoccupati ai pensionati, nessuno escluso.
L’agenda digitale europea si è data strumenti per la valutazione del percorso che ogni Paese intraprende. Non conta quel che fa un governo oggi, quanto le conseguenze di tali azioni nel lungo termine. Poco importa se le scuole vengono riempite di lavagne elettroniche, se poi solo una percentuale bassissima viene usata dagli insegnanti (come sta effettivamente accadendo in Italia). Poco importa battersi per diffondere la banda larga, se poi quasi metà del Paese non la utilizza. È una buona cosa sapere che il 100% dei servizi pubblici di base è online (è così…), ma nulla cambia se la percentuale d’uso resta tra le più basse in Europa.
Dare risposte a queste domande è la vera “agenda digitale” che ci attendiamo dal governo Monti. Nel corso del suo mandato, siamo certi che il governo approverà altre misure utili alla modernizzazione del Paese. Tuttavia, i risultati saranno solo parziali e fragili, se non ci avrà anche lasciato una cornice chiara e organica che, a prescindere dagli sviluppi politici che seguiranno, sappia richiamare il Paese ai suoi obiettivi nella sfida per la digitalizzazione. Non solo una cabina di regia, ma una vera strategia, una lungimirante agenda digitale.
Angelo Cardani, Alfonso Fuggetta, Peter Kruger, Stefano Quintarelli, Francesco Sacco, Marco Zamperini










Ultimi commenti