2008.07.03 Il Sole 24 ore - Il grande assente rimane un approccio davvero integrato
Rendere accessibili i servizi pubblici a una platea di cittadini con problemi di mobilità o con poca dimestichezza con l'informatica è lodevole.
Il giudizio degli esperti del web sul progetto "Reti amiche" messo in campo del ministero dell'Innovazione è sostanzialmente positivo. Esistono però alcune criticità che non bisognerà sottovalutare nella sua concreta realizzazione. «In Italia – spiega Andrea Gumina, ricercatore alla Luiss – si è investito molto nell'e-government. Ma si è investito male. Ci si è preoccupati troppo dell'aspetto infrastrutturale e poco dei contenuti e dei servizi online offerti ai cittadini. C'è stato un fiorire, a macchia di leopardo, di iniziative da parte degli enti locali ma senza una visione complessiva». Secondo Gumina, quello che conta, è infatti lo sviluppo di servizi telematici sempre più integrati. Servizi di cui i cittadini possano apprezzare il valore aggiunto e la convenienza. «Questo renderebbe finanziariamente compatibile l'investimento pubblico in tecnologie e aprirebbe un vasto mercato. Le reti amiche, con il coinvolgimento dei privati, potrebbero aiutare questo salto culturale », aggiunge Gumina.
Attenzione però al rischio di "privatizzare" l'e-government, avverte Francesco Sacco, docente di strategia aziendale all'Università dell'Insubria e all'«EntER » della Bocconi. «In questo modo, lo Stato delega ai privati la fornitura di un servizio pubblico per via informatica. Era questa la vera sfida dall'e-government. Mi pare invece che si vada in una direzione opposta. Anche perché i cittadini, che già pagano le tasse per ricevere i servizi pubblici, dovranno poi anche pagare l'intermediario privato che mette a disposizione il punto di accesso alla Pa digitale. Il pericolo, insomma, è che si scarichino sui cittadini le inefficienze di una struttura pubblica che non è stata in grado di mettersi al passo con i tempi. O che comunque lo sta facendo con grave ritardo».
Le perplessità, oltre che da "visioni" dell'e-government, dipendono anche da questioni tecniche. «In assenza della carta d'identità elettronica – si chiede Arturo di Corinto, docente in Cmc (Comunicazione mediata dal computer) alla Sapienza – come sarà certificata l'identità dei clienti? Temo inoltre che si finisca per rinunciare a quell'alfabetizzazione digitale di cui tanto si era parlato negli anni scorsi, deresponsabilizzando l'utenza. E poi se i sistemi di trasmissione telematica funzionano, visto che si interconnettono le reti "private" con quelle pubbliche, perché non si fanno maggiori investimenti per consentire al cittadino di usufruire di quei servizi direttamente da casa attraverso il proprio computer oppure, per esempio, attraverso gli "internet social point" sperimentati con successo in Basilicata?».
Ciò che dovrebbe essere garantito prima di ogni altra cosa, secondo Stefano Quintarelli, esperto in innovazione tecnologica, è la libertà di scelta. «Ma è impossibile senza che l'uso dell'e-mail certificata si diffonda anche nell'ambito dei rapporti tra Pa e cittadino. Andrà poi verificata l'efficienza della fornitura di servizi pubblici da parte di certi soggetti, considerando che il 25%dellecentrali telefoniche italiane non ha l'Adsl e la banda larga. Infine non darei per scontato il fatto che ci sia un'affidabile comunicazione tra i database delle varie amministrazioni pubbliche. Per le reti amiche prevedo un rodaggio difficile». (m.bel.)









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