STEFANO QUINTARELLI. L¹imprenditore ed esperto di Internet Provider, spiega come funziona e che cos¹è la rete via etere che serve decine di comuni italiani.
Cresce la rivolta contro il congelamento del piano anti digital divide. Dopo Confindustria, ieri anche le principali aziende italiane di Information & Communication Technology, oltre ad alcune Associazioni consumatori, hanno inviato un appello al Governo affinché riconsideri il congelamento della prima tranche, pari a 800 milioni di euro, di investimenti per lo sviluppo della banda larga. La banda larga oggi non è un¹opzione facoltativa ma un¹infrastruttura necessaria per lo sviluppo economico e sociale del Paese, dicono le aziende del settore, ed è indispensabile che l¹Italia non perda altro tempo e prenda decisioni, come stanno facendo altri Paesi europei, con prospettive di medio-lungo termine affinché possa restare uno dei player principali delle economie avanzate.
Eppure, al di là degli 800 milioni di euro, è lo stesso concetto di digital divide e di mercato italiano della banda larga che forse deve essere riconsiderato. Secondo il viceministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, sono 7-8 milioni i cittadini (e le imprese) senza banda larga, pari al 13 per cento della popolazione. Ma c¹è chi pensa che ci siano soluzioni alternative per colmare questo gap. Stefano Quintarelli è uno dei pionieri di Internet in Italia. Nel 1989, ancora studente, ha fondato Miners (Milano
Network Researchers and Students), la prima associazione telematica studentesca italiana che ha realizzato la prima rete indipendente di posta elettronica in Italia e il primo sistema telematico per l¹iscrizione a esami universitari. È stato uno dei fondatori di I.Net nel 1994, il primo Internet Service Provider commerciale in Italia orientato al mercato professionale, ed è stato presidente dell¹Associazione italiana internet provider. Con Quintarelli partiamo dal piano Romani.
Dice: «Certo, il migliore dei mondi possibili è quello in cui ogni casa dovrebbe essere cablata in fibra ottica. Ma nel frattempo c¹è un pezzo di realtà che oggi sfugge ai vari censimenti ed è considerata ³digitalmente divisa² mentre in realtà non lo è affatto, perché nelle varie mappature si considerano solo gli utenti raggiunti dall¹Adsl, e non quelli raggiunti tramite Hiperlan. E¹ un sistema che può servire ad abbattere i costi per raggiungere zone non densamente popolate, o dove è diffcile far arrivare una infrastruttura fisica».
Che cos¹è Hiperlan?
È una tecnologia alternativa presente in molte aree del Paese e che permette a cittadini e imprese di collegarsi in rete a banda larga senza passare per Telecom e l¹Adsl. È una sorta di wireless locale, ma che trasmette in frequenze più alte, che sono di libero utilizzo e dunque che non necessitano di licenze esclusive come il Wimax. A differenza di questo, inoltre, l¹hiperlan trasmette in maniera direzionale, e non omnidirezionale.
Cioè?
Detto in parole povere, gli operatori Internet di hiperlan mettono un radiotrasmettitore su un monte o su una altura, mentre i cittadini o le imprese che vi si vogliono collegare non devono fare altro che acquistare una piccola antenna che va orientata verso questa centrale, esattamente come una parabola di Sky ma molto più piccola. Ogni centrale ³tira² circa quaranta chilometri e può dare segnale a moltissimi utenti a banda larga. Il cittadino o l¹impresa non deve far altro che contattare uno delle centinaia di internet provider che offrono questo servizio, a tariffe molto simili e prestazioni uguali o superiori a quelle dell¹Adsl, installare l¹antenna (che spesso è compresa nel prezzo) e iniziare a navigare.
È una soluzione di cui non si parla.
Certo, ed è il motivo per cui in piccoli centri si continuano a fare petizioni alla Telecom o alla regione per portare l¹Adsl. Senza sapere che molti centri considerati ³digitalmente divisi² in realtà non lo sono affatto. Molti comuni del Lago di Garda, per esempio, sono considerati ³digital divided², soprattutto nelle zone montuose, mentre in realtà sono coperte dal sistema hiperlan con diversi operatori. Uno di questi si chiama Eolo, opera nel nord Italia e offre tariffe mensili da 19,5 euro al mese. In Umbria c¹è EsawayŠ Gli operatori sono centinaia, in continua espansione, e non censiti da alcuna mappatura.
Dunque il piano Romani potrebbe non servire?
Non dico questo. Diciamo però che prima di stanziare fondi per il digital divide andrebbe fatta una mappatura seria anche dell¹hiperlan e non solo dell¹Adsl. Così facendo, si eviterebbe di utilizzare risorse per cablare territori che in realtà lo sono già, seppur con una tecnologia non nota a tutti. Inoltre l¹hiperlan ha altri vantaggi soprattutto in funzione anti-crisi. Ovvero? Ovvero la possibilità di creare un¹imprenditorialità diffusa altamente tecnologizzata. Pensiamo alle centinaia di operatori Internet che offrono questo servizio sul territorio, e che spesso non sono conosciuti anche perché la pubblicità costa e questi spesso sono micro-imprese. Se si sviluppassero, si creerebbe una serie di piccole aziende ad alta intensità di conoscenza in grado sia di diffondere la banda larga nel paese e sia di creare a loro volta nuove imprenditorialità, magari creando siti internet per le piccole imprese dei loro distretti, progettando siti di e-commerce. Ecco allora che incentivare questi nuovi imprenditori potrebbe essere più utile e meno costoso di molte altre ricette.










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