LUIGI

  • Povero quel Paese che non riesce a immaginare che tra 10 anni, tra le principali aziende, ve ne possano essere alcune che oggi ancora non esistono.

TRIBUTO

  • GIOVANNI DEGLI ANTONI
  • NORBERT WIENER
  • KURT GOEDEL
  • ALAN TURING

  • AVVERTENZA LEGALE
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2008.07.03 Il Sole 24 ore - Il grande assente rimane un approccio davvero integrato

Rendere accessibili i servizi pubblici a una platea di cittadini con problemi di mobilità o con poca dimestichezza con l'informatica è lodevole.
Il giudizio degli esperti del web sul progetto "Reti amiche" messo in campo del ministero dell'Innovazione è sostanzialmente positivo. Esistono però alcune criticità che non bisognerà sottovalutare nella sua concreta realizzazione. «In Italia – spiega Andrea Gumina, ricercatore alla Luiss – si è investito molto nell'e-government. Ma si è investito male. Ci si è preoccupati troppo dell'aspetto infrastrutturale e poco dei contenuti e dei servizi online offerti ai cittadini. C'è stato un fiorire, a macchia di leopardo, di iniziative da parte degli enti locali ma senza una visione complessiva». Secondo Gumina, quello che conta, è infatti lo sviluppo di servizi telematici sempre più integrati. Servizi di cui i cittadini possano apprezzare il valore aggiunto e la convenienza. «Questo renderebbe finanziariamente compatibile l'investimento pubblico in tecnologie e aprirebbe un vasto mercato. Le reti amiche, con il coinvolgimento dei privati, potrebbero aiutare questo salto culturale », aggiunge Gumina.
Attenzione però al rischio di "privatizzare" l'e-government, avverte Francesco Sacco, docente di strategia aziendale all'Università dell'Insubria e all'«EntER » della Bocconi. «In questo modo, lo Stato delega ai privati la fornitura di un servizio pubblico per via informatica. Era questa la vera sfida dall'e-government. Mi pare invece che si vada in una direzione opposta. Anche perché i cittadini, che già pagano le tasse per ricevere i servizi pubblici, dovranno poi anche pagare l'intermediario privato che mette a disposizione il punto di accesso alla Pa digitale. Il pericolo, insomma, è che si scarichino sui cittadini le inefficienze di una struttura pubblica che non è stata in grado di mettersi al passo con i tempi. O che comunque lo sta facendo con grave ritardo».
Le perplessità, oltre che da "visioni" dell'e-government, dipendono anche da questioni tecniche. «In assenza della carta d'identità elettronica – si chiede Arturo di Corinto, docente in Cmc (Comunicazione mediata dal computer) alla Sapienza – come sarà certificata l'identità dei clienti? Temo inoltre che si finisca per rinunciare a quell'alfabetizzazione digitale di cui tanto si era parlato negli anni scorsi, deresponsabilizzando l'utenza. E poi se i sistemi di trasmissione telematica funzionano, visto che si interconnettono le reti "private" con quelle pubbliche, perché non si fanno maggiori investimenti per consentire al cittadino di usufruire di quei servizi direttamente da casa attraverso il proprio computer oppure, per esempio, attraverso gli "internet social point" sperimentati con successo in Basilicata?».
Ciò che dovrebbe essere garantito prima di ogni altra cosa, secondo Stefano Quintarelli, esperto in innovazione tecnologica, è la libertà di scelta. «Ma è impossibile senza che l'uso dell'e-mail certificata si diffonda anche nell'ambito dei rapporti tra Pa e cittadino. Andrà poi verificata l'efficienza della fornitura di servizi pubblici da parte di certi soggetti, considerando che il 25%dellecentrali telefoniche italiane non ha l'Adsl e la banda larga. Infine non darei per scontato il fatto che ci sia un'affidabile comunicazione tra i database delle varie amministrazioni pubbliche. Per le reti amiche prevedo un rodaggio difficile». (m.bel.)

2008.07.02 Radio 3 - Scienza

Download 2008.07.02Intervista Radio3 scienza.mp3

2008.06.26 Il Sole 24 ore - Video da vedere ovunque

SOFTWARE IL MECCANISMO DELL'ITALIANA REEPLAY

Un sistema aggrega i filmati convertendoli per la visione su qualsiasi device

Vedere ovunque e su ogni device, dotato di display, i video gratuiti di cui è disseminato il web: è l'idea che c'è dietro Reeplay, un software e un'omonima azienda fondata nel Regno Unito da Stefano Quintarelli, guru del web italiano. Reeplay.it è uscito la settimana scorsa dalla beta chiusa ed è ora utilizzabile da tutti. Sebbene il programma sia ancora lacunoso – come testimoniato da una prova fatta da Nòva24 – le potenzialità sono enormi, una volta sistemati gli errori di gioventù. Funziona così: tramite computer si va sul sito, si registra un account e poi da lì si aggiunge al proprio browser un pulsante "Reeplay". Si va poi su un sito contenente video gratuiti (uno qualsiasi, da social network come YouTube alla Bcc o alla Rai). Si raggiunge il video che ci interessa. Si clicca poi sul pulsante nel browser, che così aggiungerà il video all'account utente in Reeplay.
A questo punto ci si connette al sito Reeplay attraverso un altro device dotato di browser, per esempio le console Wii e Psp, vari modelli di cellulari, portable media player e media center. Si ritrova così la lista dei propri video. Per gli iPod e AppleTv, la lista dei video si può aggiungere su iTunes come un feed podcast. Sincronizzando iTunes, il video viene caricato sul prodotto Apple (così come avviene con le canzoni). I video così possono essere visualizzati direttamente sul piccolo display; oppure sulla tv, a cui va collegato il device. Sono ormai numerosi i cellulari dotati di un'uscita tv, così come le console portatili e gli iPod.
Reeplay rende possibile tutto questo perché fa due cose: aggrega i video e li adatta a diversi device. Il sito riconosce in automatico il device usato dall'utente e gli offre i video, presenti sul suo account, in un formato, risoluzione, codifica e bitrate adatti all'hardware utilizzato. Fa insomma una conversione automatica, invisibile e in tempo reale dei video. Per esempio, ci connettiamo con il cellulare? Reeplay converte un video di YouTube, selezionato dall'utente nella sua lista, dal formato Flash a uno più digeribile dai cellulari (il 3Gp); e sceglie una risoluzione adatta allo schermo e alla banda disponibile sul cellulare. Adatta inoltre l'interfaccia del sito al device utilizzato.
Ci sono anche elementi web 2.0 (di social bookmarking). Nel nostro account, possiamo aggiungere altri utenti, nel ruolo di contatti, di amici o di familiari. Possiamo scegliere quali video mostrare alle diverse categorie di utenti. Di conseguenza, nella lista dei video vediamo anche quelli che altri utenti hanno scelto di mostrarci. I device supportati da Reeplay, e quindi riconosciuti in automatico, sono un centinaio. Il Nokia E51, che abbiamo usato, non è tra questi e quindi non è riuscito a visualizzare il video (perché gli veniva offerto in Flash).
In questi casi, ci sarebbe una soluzione: forzare il sistema, andando al sito Reeplay.it, che converte i video in un formato adatto ai cellulari.
Nel nostro caso, però, non ha funzionato (ancora lo stesso errore con il Flash). Problemi anche con la prova iPod: dei due video provati (uno di YouTube e l'altro della Rai), l'iPod alla fine ne aveva in memoria solo uno. Dell'altro riusciva a visualizzare solo il frame iniziale. Forse il particolare modello di iPod provato non va d'accordo con la ricodifica fatta da Reeplay.
Eppure le possibilità di crescita sono grandi, perché «con Reeplay ho messo a frutto due fenomeni – dice Quintarelli –. Da una parte, la proliferazione di video gratuiti sul web, molti dei quali utili per il lavoro o lo studio, fatti da ricercatori, aziende, broadcaster. Dall'altra, il numero crescente di device con browser e collegabili alle tv». «Rispondiamo a un'esigenza e a un problema – continua –: ci sono tanti video interessanti che non abbiamo mai tempo di vedere. Con Reeplay, il tempo si trova, perché possiamo vedere i video anche in mobilità, sfruttando i ritagli di tempo quando siamo sui mezzi pubblici. Oppure a casa: la comodità di poter usare la tv, invece del computer, ci permette di smaltire nel tempo libero la lista di video arretrati che abbiamo trovato sul web o che ci hanno segnalato».
Comodità che sarà maggiore in futuro, perché «stiamo lavorando ad accordi con i produttori di set top box di Iptv, per offrire agli utenti il sito Reeplay come uno dei canali raggiungibili con il telecomando ». Ma il modello di business? Per ora Reeplay è un'azienda con dodici persone, finanziata da Quintarelli e «con svariate possibilità di generare utili. Le stiamo valutando. Una potrebbe essere fare accordi con chi è interessatoa distribuire i propri contenuti ovunque e su vari device».

Il funzionamento.

Si registra un account su Reeplay.it e si aggiunge al proprio browser un pulsante "Reeplay".Si va poi su un sito contenente video gratuiti cliccando sul pulsante nel browser.Il video sarà così aggiunto all'account utente.Connettendosi al sito attraverso qualsiasi device dotato di browser si ritrova la lista dei propri video.Nell'account è possibile aggiungere altri utenti,condividendo cosìi video

2008.06.24 Punto Informatico - Rete, santa alleanza tra Telecom e Fastweb

Roma - La Borsa ha immediatamente reagito premiando Fastweb dopo aver appreso che l'atteso accordo tra Telecom Italia e l'operatore pioniere della fibra è stato firmato. Si tratta di una intesa che viene presentata in queste ore come un potenziale acceleratore per la NGN, quel next generation network che dovrebbe traghettare l'Italia verso nuove dimensioni della banda passante.

fibraIn una nota congiunta, le due telco insistono che l'accordo servirà a condividere le infrastrutture necessarie alla realizzazione della rete in fibra e, cosa forse ancora più rilevante, "secondo un modello di collaborazione aperto a tutti gli operatori interessati".

Tra i punti nodali dell'intesa, un memorandum of understanding, è citata la cooperazione nella programmazione della posa dei cavi "per lo sviluppo delle rispettive reti in fibra ottica, come ad esempio i cavidotti lungo le strade" così da evitare "ulteriori duplicazioni infrastrutturali". Si parla anche di diritti reciproci di utilizzo delle "infrastrutture civili" ed anche della collaborazione "nello studio e nella sperimentazione congiunti di tecniche innovative nell'ambito delle infrastrutture civili quali, ad esempio, l'utilizzo di microtubi di ultima generazione per la posa della fibra ottica".
Sui microtubi l'esperto di networking Stefano Quintarelli fa notare sul suo blog come questo sia un punto molto delicato, perché le microtrincee, là dove il cavo viene posato, non possono incrociarsi, ossia il primo che le posa in una via ne guadagna in un certo senso il "monopolio". Spiega Quintarelli: "In pratica sono dei tubi con dentro fibra che vengono posati con una macchina che taglia l'asfalto con un disco, posa il tubetto e poi richiude dietro di sé con una resina (ci mettono dentro anche un nastro colorato di guardia, così se uno scava si accorge che c'è qualcosa sotto e non va oltre). Voi capite che se la microtrincea di tizio va da nord a sud e poi passa sempronio da est a ovest, la posa di sempronio taglia quella posata di tizio. Non possono incrociarsi. Chi la stende ha monopolizzato la strada (mica si possono rischiare i danni)".

Ad ogni modo, le due imprese parlano di "importante ed innovativo accordo", peraltro accolto con speranza dagli addetti ai lavori, sebbene non sembri in sé prefigurare una unica infrastruttura come molti vorrebbero.

fibraSecondo Oscar Cicchetti, responsabile di Telecom Italia, "siamo impegnati nella realizzazione di una rete di nuova generazione. Si tratta di un progetto di grande rilevanza per i clienti, per il mercato, per il paese, che richiede di non disperdere risorse, evitare inutili duplicazioni delle infrastrutture ed accelerare i tempi. L'accordo con Fastweb va in questa direzione. L'auspicio è che tale modello di collaborazione venga seguito anche da altri operatori".

Sarà davvero possibile l'allargamento di questo modello ad altri operatori? In parte lo anticipano le dichiarazioni dell'amministratore delegato di Fastweb, Stefano Parisi, secondo cui l'intesa è un "accordo molto importante per l'industria delle telecomunicazioni e dai contenuti fortemente innovativi: per la prima volta verrà avviata una cooperazione su infrastrutture e competenze per accelerare la diffusione della banda larga nel paese. Un vero primato in Europa che dimostra i frutti positivi della concorrenza tra operatori infrastrutturati e il successo della specificità del caso italiano". In questo caso però, come osserva lo stesso Quintarelli, l'accordo non prevede concorrenza, semmai cooperazione.

posa a TorinoSia come sia, l'intesa firmata ieri che ha fatto schizzare verso l'alto i titoli Fastweb, è stata anche l'occasione per i due big delle TLC italiane per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Dal comunicato congiunto: "In merito a indiscrezioni di stampa apparse in data 21 giugno u.s., Fastweb e Telecom Italia precisano di non aver firmato né discusso alcun "maxi accordo di 1,7 miliardi di euro" ma di essere pervenute, grazie al rinnovato spirito di cooperazione, ad una soluzione conciliativa in merito ad alcune controversie legali e regolatorie che da tempo vedevano contrapposte le società.
Fra le vertenze conciliate si segnalano:
- la causa per risarcimento danni richiesti da Fastweb per presunti comportamenti abusivi di Telecom Italia nel mercato della clientela business (seguente al procedimento A 351 concluso dalla Autorità garante della concorrenza e del mercato);
- le vertenze aventi ad oggetto il livello delle tariffe di terminazione su rete fissa praticate da Fastweb e su rete mobile praticate da Telecom Italia;
- la vertenza, pendente presso il Consiglio di Stato, attraverso la quale Telecom Italia aveva contestato l'aggiudicazione della gara Consip (per la fornitura di servizi di fonia alla Pubblica Amministrazione) a Fastweb;
- la riconciliazione di alcune partite contabili oggetto di contestazione tra le parti".

Di interesse il fatto che non sono state chiuse invece le vertenze sul win back, annosa questione che tortura da anni i rapporti tra l'incumbent e molti altri operatori delle telecomunicazioni.

2008.06.24 Il Sole 24 Ore - Video da vedere ovunque

Un sistema aggrega i filmati convertendoli per la visione su qualsiasi device

Vedere ovunque e su ogni device, dotato di display, i video gratuiti di cui è disseminato il web: è l'idea che c'è dietro Reeplay, un software e un'omonima azienda fondata nel Regno Unito da Stefano Quintarelli, guru del web italiano. Reeplay.it è uscito la settimana scorsa dalla beta chiusa ed è ora utilizzabile da tutti. Sebbene il programma sia ancora lacunoso – come testimoniato da una prova fatta da Nòva24 – le potenzialità sono enormi, una volta sistemati gli errori di gioventù. Funziona così: tramite computer si va sul sito, si registra un account e poi da lì si aggiunge al proprio browser un pulsante "Reeplay". Si va poi su un sito contenente video gratuiti (uno qualsiasi, da social network come YouTube alla Bcc o alla Rai). Si raggiunge il video che ci interessa. Si clicca poi sul pulsante nel browser, che così aggiungerà il video all'account utente in Reeplay.
A questo punto ci si connette al sito Reeplay attraverso un altro device dotato di browser, per esempio le console Wii e Psp, vari modelli di cellulari, portable media player e media center. Si ritrova così la lista dei propri video. Per gli iPod e AppleTv, la lista dei video si può aggiungere su iTunes come un feed podcast. Sincronizzando iTunes, il video viene caricato sul prodotto Apple (così come avviene con le canzoni). I video così possono essere visualizzati direttamente sul piccolo display; oppure sulla tv, a cui va collegato il device. Sono ormai numerosi i cellulari dotati di un'uscita tv, così come le console portatili e gli iPod.
Reeplay rende possibile tutto questo perché fa due cose: aggrega i video e li adatta a diversi device. Il sito riconosce in automatico il device usato dall'utente e gli offre i video, presenti sul suo account, in un formato, risoluzione, codifica e bitrate adatti all'hardware utilizzato. Fa insomma una conversione automatica, invisibile e in tempo reale dei video. Per esempio, ci connettiamo con il cellulare? Reeplay converte un video di YouTube, selezionato dall'utente nella sua lista, dal formato Flash a uno più digeribile dai cellulari (il 3Gp); e sceglie una risoluzione adatta allo schermo e alla banda disponibile sul cellulare. Adatta inoltre l'interfaccia del sito al device utilizzato.
Ci sono anche elementi web 2.0 (di social bookmarking). Nel nostro account, possiamo aggiungere altri utenti, nel ruolo di contatti, di amici o di familiari. Possiamo scegliere quali video mostrare alle diverse categorie di utenti. Di conseguenza, nella lista dei video vediamo anche quelli che altri utenti hanno scelto di mostrarci. I device supportati da Reeplay, e quindi riconosciuti in automatico, sono un centinaio. Il Nokia E51, che abbiamo usato, non è tra questi e quindi non è riuscito a visualizzare il video (perché gli veniva offerto in Flash).
In questi casi, ci sarebbe una soluzione: forzare il sistema, andando al sito Reeplay.it, che converte i video in un formato adatto ai cellulari.
Nel nostro caso, però, non ha funzionato (ancora lo stesso errore con il Flash). Problemi anche con la prova iPod: dei due video provati (uno di YouTube e l'altro della Rai), l'iPod alla fine ne aveva in memoria solo uno. Dell'altro riusciva a visualizzare solo il frame iniziale. Forse il particolare modello di iPod provato non va d'accordo con la ricodifica fatta da Reeplay.
Eppure le possibilità di crescita sono grandi, perché «con Reeplay ho messo a frutto due fenomeni – dice Quintarelli –. Da una parte, la proliferazione di video gratuiti sul web, molti dei quali utili per il lavoro o lo studio, fatti da ricercatori, aziende, broadcaster. Dall'altra, il numero crescente di device con browser e collegabili alle tv». «Rispondiamo a un'esigenza e a un problema – continua –: ci sono tanti video interessanti che non abbiamo mai tempo di vedere. Con Reeplay, il tempo si trova, perché possiamo vedere i video anche in mobilità, sfruttando i ritagli di tempo quando siamo sui mezzi pubblici. Oppure a casa: la comodità di poter usare la tv, invece del computer, ci permette di smaltire nel tempo libero la lista di video arretrati che abbiamo trovato sul web o che ci hanno segnalato».
Comodità che sarà maggiore in futuro, perché «stiamo lavorando ad accordi con i produttori di set top box di Iptv, per offrire agli utenti il sito Reeplay come uno dei canali raggiungibili con il telecomando ». Ma il modello di business? Per ora Reeplay è un'azienda con dodici persone, finanziata da Quintarelli e «con svariate possibilità di generare utili. Le stiamo valutando. Una potrebbe essere fare accordi con chi è interessatoa distribuire i propri contenuti ovunque e su vari device».
ALESSANDRO LONGO Il funzionamento. Si registra un account su Reeplay.it e si aggiunge al proprio browser un pulsante "Reeplay".Si va poi su un sito contenente video gratuiti cliccando sul pulsante nel browser.Il video sarà così aggiunto all'account utente.Connettendosi al sito attraverso qualsiasi device dotato di browser si ritrova la lista dei propri video.Nell'account è possibile aggiungere altri utenti,condividendo cosìi video

2008.06.22 L'Arena - Premi Nobel e docenti, il Who’s who si allarga

Sono sei i veronesi che figurano come new entry della nuova edizione di «Who’s who in Italy», la prestigiosa pubblicazione che anno dopo anno fornisce un attento ed accurato ritratto di imprese, istituzioni e classe dirigente del nostro Paese e che racconta come e con chi sta crescendo il «sistema Italia», aggiornando puntualmente da cinquant’anni a questa parte la «lista» di nomi doc. E proprio per l’occasione del cinquantesimo anniversario, quest’anno i tre volumi dell’opera hanno lasciato il tradizionale colore rosso della copertina per rivestirsi in oro, a sottolineare simbolicamente il prezioso valore del lavoro di ricerca e selezione che sta dietro tale pubblicazione.
I veronesi che hanno l’onore di comparire per la prima volta proprio in queste pagine d’oro (alcuni però emigrati fuori patria) sono Bruno Bigaran, ingegnere, amministratore delegato di Franke Kitchen Systems Europe South & South America, che vive a Peschiera, Mario Renato Capecc hi, il genetista premio Nobel per la Medicina 2007 che vive negli Stati Uniti, ma che è nato a Verona, Umberto Curi, docente di Filosofia all’Università di Padova e filosofo, Emilio Pedron , imprenditore, Flavio Piva, condirettore generale di Verona Fiere, Stefano Quintarelli, originario di Negrar, pioniere dell’introduzione commerciale di Internet in Italia, votato da Corriere Economia come uno dei trenta industriali più innovativi in Italia.
Queste però sono solo le new entry: l’elenco dei veronesi che figurano in questa gold editino è ben più lungo e comprende nomi quali quello di Vittorino Andreoli, Elio Mosele, Paolo Bedoni, politici come Gianpaolo Fogliardi, Pieralfonso Fratta Pasini, Alberto Giorgetti e Federico Bricolo, imprenditori come Alberto Bauli, Giuseppe Vicenzi, Bruno Veronesi e Paolo Biasi, sportivi come Damiano Cunego, Paola Pezzo e Paola Fantato, artisti come Novello Finotti, Fabio Testi e Cecilia Gasdia, e ancora docenti universitari, medici, industriali e persone impegnate nel sociale come don Antonio Mazzi fondatore di Exodus. «La nostra pubblicazione è indispensabile per quanti si occupano di business e di comunicazione», spiega l’editore Giancarlo Colombo. «Who’s who in Italy in ogni nuova edizione aggiorna infatti il quadro dell’Italia, calibrando con attenzione nuovi "i ngressi": presenta le imprese ed i personaggi emergenti, monitora con scrupolo i settori dell’economia e della finanza, segue con costanza lo sviluppo delle aziende che si confermano leader di mercato».
«Affidabilità, selezione rigorosa, aggiornamento costante dei dati, certezza dell’informazione, accuratezza della comunicazione, ritratti ad hoc per uomini, istituzioni e società: sono queste le caratteristiche che da sempre distinguono questo strumento di lavoro, indispensabile per orientarsi e per capire cosa accade in Italia e quali sono i protagonisti del cambiamento», prosegue Colombo. «La nuova edizione d’oro mette a disposizione un patrimonio ricchissimo di dati ed informazioni: settemila profili personali di personaggi di rilievo in Italia, di cui vengono indicati il percorso professionale e l’incarico attuale, e 4.500 profili di banche, istituzioni, strutture finanziare ed aziende di tutti i settori merceologici con testi che mettono in luce strategie, obiettivi, presenza internazionale".
E anche per Verona la gold editino segnala una serie di imprese e istituzioni: l’Accademia filarmonica, Agsm, Aia, Athesis, Banco Popolare, Bauli spa, Biasi spa, Camera di Commercio, Cattolica assicurazioni, Confindustria Verona, Chervò spa, conservatorio Dall’Abaco, Ente Fiere, Fedrigoni group, Fondazione Arena, Franke spa, GalxoSmithKline, Gruppo italiano vini, L’Arena, Mondial Forni spa, Museo archeologico del teatro romano, museo di Castelevecchio, Pasqua vigneti e cantine spa, Ricoh Italia spa, Sim spa, Trouw Nutrition Italia spa, Università di Verona.

2008.06.23 Il Sole 24 ore - Italia a banda larga, ecco il piano

Risorse pubbliche e regole pro-investimenti per la rete di nuova generazione

Una leva di sviluppo, al pari del nucleare, e una chance per modernizzare il Paese, paragonabile alle grandi opere come l'Alta velocità e alle liberalizzazioni: così l'introduzione al Dpef 2009-2013 sancisce ufficialmente l'avvio di un piano nazionale per la banda larga.
La trasformazione della rete di telecomunicazioni, mediante il graduale passaggio dal rame alla fibra ottica, dovrà essere un moltiplicatore del Prodotto interno lordo. Connessioni internet di almeno 50 megabit al secondo in quasi tutto il Paese promettono incremento del business e riduzione di tempi e costi in settori trasversali all'economia: transazioni commerciali, rapporti con la Pubblica ammini-strazione, sanità online e telemedicina, videoconferenze evolute per ridurre gli spostamenti, telesorveglianza da remoto. L'elenco potrebbe continuare a lungo, anche se le stime sull'aumento correlato di produttività restano divergenti: un Paese ultrabroadband,
calcola l'Autorità tlc, può valere oltre l'1,6% di crescita annua del Pil; in Inghilterra, ribattono gli scettici, c'è molto meno fibra di quanta già oggi ce ne sia in Italia ma i servizi evo-luti, a partire dal commercio online, sono più diffusi anche in rapporto di 10 a 1.
L'Italia,comunque sia,iniziaa muoversi. Almeno le prime linee guida sono chiare perché per la costruzione delle nuove reti di tlc la manovra triennale del Governo contiene un corposo pacchetto di semplificazioni burocratiche, mentre il Ddl dovrebbe garantire 800 milioni di euro per la riduzione del digital divide nelle aree sottoutilizzate del Paese. In altri punti della manovra, poi, sono state inserite norme che nei prossimi anni potrebbero aprire la porta a un intervento pubblico molto più sostanzioso.
C'è un collegamento al Fondo rotativo della Cassa depositi e prestiti per finanziamenti agevolati ma c'è soprattutto l'inserimento della «next generation network» tra le nuove priorità del Quadro strategico nazionale, programma che tra fondi nazionali e comunitari contiene quasi 124 miliardi di euro. L'unico punto che, nella stesura finale del Ddl, appare ancora controverso è la clausola che dovrà garantire il carattere aperto delle nuove reti, a tutela della concorrenza anche in caso di progetti misto pubblico-privati. Il dibattito e le scelte italiane sulla rete di nuova generazione arrivano in ritardo rispetto a Paesi europei come Germania e Francia, ma soprattutto in rapporto a Usa, Giappone, Corea. Sollevato per primi dai padri dell'internete delle tlc italiane, come gli esperti Stefano Quintarelli e Maurizio Decina,il tema è salito ai piani istituzionali solo di recente, con l'allarme sul gap nazionale del presidente dell'Autorità Corrado Calabrò: Italia ferma al 17% di penetrazione della banda larga, tra i dati peggiori in Europa.
Fondamentale, poi, il ruolo svolto negli ultimi mesi dalla nuova Telecom Italia, chiamata ad agire come primo investitore di un progetto colossale.L'a.d.Franco Bernabè, in un'intervista al Sole- 24 Ore, ha indicato le uniche due vie possibili: «O lo sviluppo statale della banda larga, come in Asia, oppure condizioni regolatorie e di redditività che consentano agli operatori di svilupparla». La via italiana sembra al momento un mix. Lo Stato farà la sua parte, l'Autorità per le comunicazioni dovrà fare il resto trovando un difficile punto di equilibrio tra tutela della concorrenza e incentivi agli investimenti. Collegare una singola abitazione in fibra ottica può costare, in media, 800 euro: un piano per 20 milioni di utenze richiederebbe 16 miliardi. Ma la sburocratizzazione e la condivisione delle opere per posare i cavi potrà ridurre i costi di quasi il 60 per cento.
L'Italia in fibra ottica in qualche modo ha già preso corpo nei dossier di Telecom Italia. Il direttore della rete Stefano Pileri ha confermato di recente il piano da 6,5 miliardi di investimenti al 2016, per raggiungere il 65% della popolazione con connessioni in fibra ottica e velocità di almeno 100 megabit al secondo. Si tratterebbe di circa 1.140 città in cui arrivare con la fibra fino alle abitazioni, o almeno agli edifici o la centrale più vicina.
L'unica rete in fibra già esistente, in porzioni molto ridotte del territorio, è quella di Fastweb mentre Telecom ha appena iniziato (nel primo triennio l'investimento sarà di soli 810 milioni) puntando prima su Milano e poi su altri grandi centri anche con l'intenzione di abbattere i costi operativi rispetto all'attuale network in rame. I due operatori (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri) condivideranno le infrastrutture per abbassare la spesa e c'è da credere che a loro possano presto aggiungersi Wind e la stessa Vodafone, appena entrata nella telefonia fissa.Del resto creare più di una rete di nuova generazione sarebbe la soluzione ideale per la concorrenza, ma è anche l'ipotesi meno realistica per costi di implementazione e remunerazione dell'investimento. Anche per questo collaborazioni economiche, fino a forme di consorzi, sono ben viste da Governo e Autorità.

2008.06.23 Punto Informatico - Ma quale WiMax?

Roma - Oltre il 97% dei giovani italiani secondo le più recenti stime del Censis possiede ed utilizza un telefono cellulare. Ed il caso vuole che il telefono cellulare, da oggetto per parlare e mandare brevi messaggi in movimento si stia rapidamente trasformando in un terminale mobile dalle mille opzioni.

Personalmente ho sempre considerato una iattura il fatto che il nostro paese fosse la patria della telefonia mobile ed anche oggi, quando sento dire che non solo il traffico voce ma anche quello dati migra verso il mobile, continuo a pensare che non si tratti di una buona notizia. Abbiamo regalato milioni di euro in questi anni alle telco per una mobilità spesso inutile e ci sono ottime possibilità che questo continui ad accadere nei prossimi anni per il collegamento alla rete in mobilità.

Nonostante i miei inutili decennali rimbrotti, la transizione anche psicologica dal fisso al mobile è in corso e non c'è molto che possa essere fatto al riguardo.

Scrive Enrico Sola in un recente post sul suo blog intitolato "In morte del telefono fisso" che ormai il telefono di casa è considerato un residuo dei tempi andati.

"Forse è un segno dei tempi, ma il telefono fisso è un oggetto obsoleto, che prende inutilmente polvere. Di fatto non solo non lo usiamo per chiamare (perché il 99% dei numeri che chiamiamo sono cellulari e la chiamata fisso-mobile ha costi assurdi, da reato, fatti solo per fregare soldi agli anziani), ma in pratica non riceviamo quasi mai telefonate al fisso. Anzi, mi rendo conto che è cambiata la percezione "sociale" della chiamata al telefono fisso. Cioè se squilla il fisso, in casa reagiamo male. Sì, perché una chiamata al telefono fisso ormai può solo annunciare disgrazie, operatrici di telemarketing, gente che ha sbagliato numero.".

Gli risponde idealmente Jonathan Richards su Timesonline di qualche giorno fa: secondo alcuni analisti (dotati di un incredibile ottimismo, n.d.a.) entro il 2010 le connessioni internet in mobilità supereranno quelle da linea fissa. "We predict - affermano gli esperti di Top10 Broadband - that by 2010, mobile broadband will overtake home broadband as the default way to access the internet in the UK." Dove il chiromantico verbo "predict" mi pare essere il centro della questione.

Poi magari domani sarà diverso ma per ora, nonostante il calo evidente dei prezzi, le connessioni dati in mobilità sono costose, molto poco stabili e quasi sempre assai lontane da una idea anche minima di broadband. In Inghilterra così come nella meglio collegata Italia.

Qualche giorno fa Stefano Quintarelli aggiungeva un po' di poesia all'argomento scrivendo sul suo blog in inglese che mentre l'accesso fisso unisce i luoghi, l'accesso alla rete in mobilità mette in contatto le persone. La frase è certamente evocativa, il suo concreto significato invece un poco mi sfugge.

È pur vero che esiste una idea di innovazione molto salda e distribuita fra gli esperti del settore che individua nella mobilità il prossimo grande campo di battaglia. E non ho alcun dubbio che (purtroppo) sarà così. Quintarelli si sofferma giustamente sui controversi rapporti fra reti 3G e Neutralità della rete, un tema che sarà centrale e assai spinoso nel giro di poco se le previsioni di una veloce transizione dal fisso al mobile si avvereranno. Ed a questo proposito occorre ricordare che non esiste il minimo dubbio che per gli operatori, ma anche per i governi, la migrazione del traffico dati dentro reti proprietarie come sono oggi quelle 3G sia una di quelle opzioni che fanno sfregare le mani dalla contentezza. Così come è altrettanto indubbio che simili scelte espongano Internet a grandi supplementari rischi di indesiderata sofisticazione.

Non molto tempo fa nella rete italiana si è a lungo discusso, partendo da una provocazione del Prof. Alfonso Fuggetta, se non fosse il caso di preferire le tecnologie di collegamento 3G (e successive) al tanto mitizzato wi-fi che alla prova dei fatti, nei grandi progetti di copertura cittadina partiti un po' in tutto il mondo e poi spesso abbandonati, ha mostrato tutta la propria debolezza (per lo meno nella scelta di un modello di business adeguato). La discussione si inserisce a buon diritto in questa rassegna di pareri e punti di vista, poiché il wifi (e ancor di più il wimax) irrompono nella diatriba fra fisso e mobile, occupando forse uno spazio intermedio (il wifi) ed uno competitivo (il wi-max, quello vero, non la sua variate in salsa italica) rispetto al 3G.
La grande differenza è che si tratta di opzioni che per le telco sono meno interessanti rispetto al mobile, che potenzialmente sconvolgono equilibri preesistenti e complessi e questo avrà il suo peso al di là della valutazione sulle nuove frontiere tecnologiche.

Nulla di nuovo sotto il sole: non sarà la tecnologia migliore per i cittadini a prevalere ma quella capace di generare un mercato e ritorni interessanti. La battaglia mediatica di addomesticamento dei punti di vista è già in corso da tempo e ad essa più o meno consciamente partecipiamo un po' tutti.

2008.06.21 Libero Mercato - TLC e banda larga tra Tiscali e l'aiutino

Dovessi esprimere una preferenza, dovrei credere davvero che Vodafone abbia fatto il passo indietro su Tiscali come da rumors, anche se non capirei a quel punto perche ha prima acquisito Tele2. Sarebbe interessante se Tiscali andasse magari a Fastweb. Vedremo.
Quel che non capisco invece e' la logica degli 800 milioni i Euro pubblici per la "banda larga".
E' una somma che dovrebbe integrare i piani regionali già partiti per la copertura delle aree a mercato impossibile, se ho compreso bene. E' una cifra da parametrare ai 22 miliardi di euro stimati da esperti come Stefano Quintarelli, per reti di nuova generazione che facciano fare un salto al vecchio filo di rame e all'Adsl. A che serve dunque la goccia ?
O meglio: e' una goccia rispetto a cio' che serve per le nuove reti avanzate, non e' affatto una goccia per il bilancio pubblico da tagliare. E dunque e' notorio che Telecom Italia per i problemi in cui si trova con la sua attuale gestione è passata ad investimenti nell'ordine dei 3,1 miliardi di euro nelle reti in genre nel 2007 ai 2,8 nell'anno in corso che scenderanno ulteriormente nei due anni a venire. E che nelle reti di nuova generazione l'investimento dichiarato da TI nell'anno in corso ammonta a soli 90 milioni di euro per salire in teoria a a 300 nel 2009. In realta' non e' molto chiaro quanto queste cifre siano attendibili poiché il mercato attende da molti mesi il vero "nuovo" piano industriale di Franco Bernabè.
I lanci di nuove offerte promesse come quelle a 100 megabit a fine 2007 non ci sono stati nè sono venuti nel 2008. E se si guarda alle altre grandi Telcos europee, ecco che France Telecom investe nelle nuove reti gia' 300 milioni nel 2008, e gia' offre i 100 megabit. Testate come Corriere e Repubblica nelle scorse settimane avevano ampiamente sostenuto la necessita' di una forte iniezione anche in Italia di capitali pubblici mentre realizzare le nuove reti, citando - a mio giudizio non a mio proposito -  l'esempio del Giappone e dgli Stati Uniti. Analogamente aperture in tale senso erano venute dal presidente dell'AGCOM, Calabro'.
Non so ora quale sara' il loro giudizio. A me sembra una misura che non risolve certo i problemi dell'incapienza dell'attuale bilancio di TI per gli investimenti che saebbero necessari, e che al contempo non indica alcun vero "modello" alternativo, tra quelli rimpianti dai dirigisti in materia di infrastrutture di nuova generazione. Sbagliero' io, e in quel caso sarei felice di ospitare opinioni diverse e contrarie. Mi sembra solo un "tanto per" che comunque esce dalle nostre tasche. Ma che non risolve proprio nulla. 

2008.06.20 Affari Italiani - Il Cda Telecom dice sì all'apertura delle rete, ma il realta nulla è cambiato

Il Cda di Telecom ha approvato la proposta di impegni, da presentare all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che hanno come obiettivo lo sviluppo del mercato dell'accesso attraverso concreti interventi per una più efficace parità di trattamento interna-esterna e per una completa trasparenza nei confronti del mercato wholesale sulla qualita' e sull'evoluzione della rete di accesso di Telecom Italia.

Tali impegni in particolare prevedono: l'istituzione di un nuovo processo di attivazione dei servizi e gestione del cliente wholesale tale da assicurare una completa e verificabile parità di trattamento; interventi formativi verso il personale di Open Access sui nuovi processi ed introduzione, nel relativo sistema di incentivazione, di obiettivi correlati alla qualità della rete e dei servizi ed alla soddisfazione della clientela finale; il monitoraggio costante dei processi produttivi di fornitura dei servizi; la trasparenza delle informazioni riguardanti la qualità e lo sviluppo della rete di accesso; la creazione di un apposito Organo con il compito di verificare il rispetto degli impegni.

Telecom Italia ha, inoltre, proposto ulteriori impegni volti a rimuovere le conseguenze di talune condotte contestate dall'Autorità nell'ambito di alcuni procedimenti sanzionatori.

Il presidente di Reeplay ed Eximia, Stefano Quintarelli, esperto di tlc, commenta punto per punto la decisione del Cda Telecom.

1) Istituzione di un nuovo processo di attivazione dei servizi e gestione del cliente wholesale tale da assicurare una completa e verificabile parità di trattamento.

Quintarelli : "Assicurare una parità di trattamento è uno specifico obbligo regolamentare che TI ha da sempre. E' una implicita ammissione di non rispetto nel passato? Non credo, quindi non c'è nulla di nuovo".

2) Interventi formativi verso il personale di Open Access sui nuovi processi ed introduzione, nel relativo sistema di incentivazione, di obiettivi correlati alla qualità della rete e dei servizi ed alla soddisfazione della clientela finale.

Quintarelli: "Non è chiaro: della clientela al dettaglio di Telecom o della clientela al dettaglio dei clienti all'ingrosso di Telecom? Molto bello che pensino agli utenti finali, ma non ha nulla a che vedere con i concorrenti".

3) Il monitoraggio costante dei processi produttivi di fornitura dei servizi.

Quintarelli: "Questo significa che i processi oggi non sono monitorati? Ovviamente no, quindi non c'è nulla di nuovo. E comunque, controllare i processi va a vantaggio di Telecom e non ha nulla a che vedere con i concorrenti. Non è una manovra pro-competitiva che avvantaggia il mercato".

4) La trasparenza delle informazioni riguardanti la qualità e lo sviluppo della rete di accesso.

Quintarelli: "E' un obbligo di TI da sempre (da quando è stata istituita l'AgCom, di sicuro, ma forse anche da prima). Ci stanno dicendo che non avveniva e quindi è una ammissione di colpevolezza? Temo di no, quindi non c'è nulla di nuovo".

5) La creazione di un apposito organo con il compito di verificare il rispetto degli impegni.

Quintarelli: "Chi compone quest'organo? Che strumenti, poteri e sanzioni interne ha? perchè se è composto solo a persone Telecom e non da concorrenti e rappresentanti scelti dalle autorità (come avviene in Uk) o se non ha effettivi poteri ispettivi con dei blitz, o se le sanzioni devono seguire i tradizionali iter (autorità-Tar-consiglio di stato), non serve a molto. In UK hanno fatto delle mailbox "anonimizzanti" per ricevere denunce anonime delle violazioni degli impegni".

FIBRA CHE RIDE

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SEGNALAMI LE NOMINE >60

  • 16/06/08 Vincenzo Grimaldi - Alto Commissario Anticorruzione - 66
  • 30/05/08 - Giovanni Ialongo - Presidente Poste Italiane - 64
  • 29/04/08 - Luigi Roth - Presidente Terna - 68
  • 30/03/08 - Claudio De Rose - Presidente Commissione Via (Ministero dell'Ambiente) - 75
  • 20/03/08 - Tiziana Nasi - Presidente Torino Olympic Park - 60
  • 09/02/08 - Luigi Scotti - Ministro di Grazia e Giustizia - 76
  • 31/01/08 - Luciano Maiani - Presidente CNR - 66
  • 31/01/08 Claudio de Vincenti - Consigliere di Amministrazione Agenzia del Farmaco - 60
  • 27/07/07 - Fabio Pistella - Presidente CNIPA - 64
  • 02/11/07 - Giuseppe Sangiorgi - Consigliere Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 60
  • 02/11/07 - Mario Morcellini - Consigliere Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 61
  • 02/11/07 - Paola Manacorda - Consigliere Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 71
  • 02/11/07 - Enrico Manca - Consigliere Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 76
  • 02/11/07 - Francesco Cossiga - Consigliere Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 79
  • 02/11/07 - Enzo Cheli - Presidente Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 73
  • 10/09/07- Fabiano Fabiani - Consigliere di amministrazione RAI - 77
  • 05/08/07 Vincenzo Dettori - Presidente Fintecna - 71
  • 31/07/07 - Maurizio Prato - Presidente Alitalia - 66
  • 31/07/07 - Federico Rossi - Presidente CNR - 60
  • 25/07/07 Giorgio Assumma - Presidente SIAE - 72
  • 11/06/07 Cesare Geronzi - Presidente consiglio di sorveglianza Mediobanca - 72
  • 18/06/07 Cosimo D'Arrigo - Comandante GdF - 62
  • 27/04/07 Elio Catania - Presidente ATM - 61
  • 24/04/07 Maurizio Decina - Presidente Fondazione U. Bordoni - 64
  • 19/04/07 Ezio Andreta - Commissario Agenzia nazionale innovazione - 63
  • 17/04/07 Pasquale Pistorio - Presidente Telecom - 71
  • 29/03/07 Giovanni Fabrizio Bignami - Presidente ASI - 63
  • 26/03/07 Giovanni Puglisi - Rettore IULM - 61
  • 11/03/07 Alberto Tripi - Presidente Confindustria SI&T - 67
  • 09/03/07 Gabriele Spazzadeschi - Coordinatore Finanza Alitalia - 65
  • 05/03/07 Vittorio Ripa Di Meana - Capitalia - 80
  • 03/03/07 Gianfranco Ferrè - Accademia Brera - 63
  • 03/03/07 Francesco Saverio Borrelli - Conservatorio Milano - 77
  • 03/03/07 Carla Rabitti Bedogni - Antitrust - 67
  • 03/03/07 Piero Barucci - Antitrust - 73

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