DI STEFANO QUINTARELLI
Nello scorso mese di ottobre, l'«Economist » presentava un rapporto approfondito con una serie di articoli sul futuro delle telecomunicazioni. Un elemento portante del rapporto era la maggiore esposizione al rischio futuro degli operatori maggiormente dipendenti dai ricavi di telefonia. Il professor Odlyzko dell'Università del Minnesota ha battezzato il fenomeno «Il dilemma delle Telecom»: «La voce rimane la componente primaria dei ricavi delle società telefoniche a livello mondiale, per circa il 70%80%, e il suo prezzo sta tendendo a zero. Come gestire questa transizione?».
Promuovendo abbonamenti e pacchetti tariffari "flat" e introducendo nuovi servizi, è la risposta ricorrente degli operatori. Molti amministratori delegati, direttori delle strategie e direttori finanziari di importanti operatori di telecomunicazioni, di produttori di tecnologie e di grandi investitori mondiali si sono riuniti per un confronto sulle prospettive del settore, organizzato da Ernst & Young. L'esito dell'incontro disegna prospettive abbastanza impietose: forte calo di ricavi nei settori tradizionali e ricavi da nuovi servizi che appaiono insufficienti a compensare la riduzione complessiva; al contrario le aspettative dei mercati finanziari sono di un incremento dei ricavi complessivi dell'industria. Ma gli operatori tradizionali riusciranno a intercettare i ricavi incrementali provenienti da nuovi servizi?
Se si fa riferimento al vecchio mercato della telefonia si potrebbe pensare di sì, ma nel vecchio mercato il servizio coincideva con la rete e gli operatori concorrevano integrati verticalmente. Come già accaduto negli anni scorsi nel comparto dell'information technology, anche nel mondo delleTelecom le economie di scala derivanti dalla digitalizzazione e dalla standardizzazione tecnologica e l'emergere di fornitori globali specializzati in singole attività del sistema del valore sta mettendo in crisi la tradizionale struttura degli operatori di tlc basata sull'integrazione verticale di rete e servizi. In questa disintegrazione della verticalità dell'industria,non è più ovvio che gli operatori extelefonici siano i beneficiari economici dei nuovi servizi. Skype, il noto servizio di comunicazione vocale via internet, in Italia è sostanzialmente limitato ai personal computer per ragioni normative, ma è largamente utilizzato negli uffici dei settori più avanzati. Ebbene, Skype recentemente ha annunciato un servizio via internet di telefonate a pagamento sul modello dei servizi telefonici premium, in cui chi riceve la chiamata incassa un corrispettivo per il servizio erogato, ad esempio assistenza tecnica. Dato che Skype non possiede una rete ma usa il collegamento pagato dagli utenti, quale fattore competitivo sta sfruttando Skype per offrire questo servizio? L'utilizzo telefonico è quasi incidentale; Skype è un operatore che dispone di strumenti di billing, ovvero sistemi di pagamento, incasso e rendicontazione. Skype è di proprietà di eBay, il noto servizio di commercio elettronico (le cui transazioni superano il Pil della Slovacchia); eBay è anche titolaredi Paypal (una sorta di banca elettronica). Componendo questi tre tasselli si intuisce come possa esistere un circuito virtuoso tra servizi telefonicibancacommercio e quindi pensare che non vi sia ragione per cui il sistema di pagamento di Skype resterà confinato alle telefonate e non si espanderà invece a qualunque altro servizio fornito digitalmente e, perché no, anche al negozio online di beni fisici.
A mio avviso questo è probabilmente il "tipping point" paradigmatico più importante della rivoluzione digitale: con la progressiva smaterializzazione dei rapporti economici, le transazioni fatte digitalmente online saranno, con ogni probabilità, di molti ordini di grandezza superiori all'attuale traffico telefonico. E verranno intermediate da operatori privati. Gli operatori extelefonici, oltre alla rete, dispongono di un asset strategico molto più sofisticato e radicato di quello di Skype/Paypal/eBay, costituito dalla loro capacità di billing. Sono quindi i soggetti meglio posizionati, ad eccezione forse proprio di eBay, per diventare il baricentro di questo nuova piazza del mercato online. eBay può certamente divenire la piattaforma di riferimento mondiale, ma dovrà procedere in modo assai cauto e graduale, in armonia con i regolatori dei vari Paesi dove opererà. I problemi sulla gestione transnazionale della moneta elettronica sono rilevanti; in Cina la Banca centrale si sta già occupando di una moneta elettronica, gestita da una società privata, usata online per acquisti e scambi di qualunque genere di beni, tra cui quelli illegali. Gli operatori tradizionali hanno sempre pensato che la rete fosse il loro asset competitivo strategico. Se ciò poteva apparire giustificato quando la tecnologia non forzava una divisione orizzontale del mercato, ora la questione si inizia a porre con vigore. Nel nuovo mondo della trasmissione dati, a differenza del vecchio mondo della telefonia, la differenziazione si gioca perlopiù sui servizi, come sappiamo bene dalla nostra esperienza quotidiana (basti pensare alle ragioni per cui abbiamo abbandonato Altavista a favore di Google).
Ricavi che tendono a decrescere, concorrenza spostata sui servizi, billing come asset strategico. Questi sono i paletti in cui si inserisce il tema della modernizzazione della rete (scavi, fili, fibre, apparati) che, se estesa a livello nazionale, richiede investimenti, fuori dalla portata di un singolo operatore. La rete è una risorsa essenziale per tutti gli operatori. In Italia, il segmento della rete che consente l'accesso, ovvero tutti i fili che arrivano nelle nostre case, salvo qualche frazione di percentuale, sono di proprietà di Telecom Italia e vengono forniti all'ingrosso a tutti gli operatori. Dato che Telecom Italia è dominante anche sul mercato al dettaglio, le norme antitrust europee la obbligano a fornire la rete ai concorrenti che ne facciano richiesta; le condizioni di fornitura devono essere trasparenti, eque e non discriminatorie, anche nei tempi di fornitura. Non gratis, ovviamente, ma a un prezzo regolamentato che prevede una equa remunerazione del capitale investito. Non vi deve essere discriminazione interno/esterno, tra operatori concorrenti e le divisioni di Telecom che vendono al dettaglio. A meno di violazione delle norme con comportamenti anticompetitivi da parte di Telecom Italia, il divieto di discriminazione interno/esterno riduce molto significativamente gli spazi di vantaggio strategico a disposizione dell'incumbent, limitandoli sostanzialmente alla scelta delle tecnologie della rete e alla remunerazione. Il tema del vantaggio commerciale delle scelte tecnologiche potrebbe essere ritenuto essenziale, ma la storia ci insegna che per gli operatori telefonici è stata la tecnologia a condizionare il mercato, non viceversa. La remunerazione della rete all'ingrosso è un valore che può essere scontato in caso di cessione o anche valorizzato in caso di collocamento in Borsa.
Se per un momento ci liberiamo quindi dal preconcetto della strategicità della rete (è la normativa antitrust che ce lo impone), resta da chiedersi quali asset strategici gli operatori possano sfruttare e come. Io credo che gli asset strategici siano la base di utenti, il rapporto di fiducia che porta quegli utenti a domiciliare le bollette in banca, i sistemi di billing e di attenzione al cliente. Se accettiamo questa visione, la strategia ne discende:come massimizzare questi asset? Secondo me, come stanno facendo Skype/Paypal/eBay, prima che lo facciano loro in modo esteso e capillare anche in Italia. C'è tempo, ma non infinito e c'è un'opportunità per iniziare.
Le regole sulla interoperabilità dei servizi su Ip sono state definite da Agcom a marzo del 2006 ed entro luglio 2006 un tavolo tecnico doveva definire i dettagli implementativi. A un anno di distanza, il tavolo tecnico non è neppure iniziato. Una ragione del ritardo, indotta dalla cronica mancanza di risorse di Agcom, è probabilmente la priorità più alta attribuita a temi apparentemente più contingenti. Forse ha contribuito anche una paura di Telecom che, una volta scoperchiato il Vaso di Pandora della voce su Ip, i suoi ricavi scenderanno. Di certo senza accordi di billing tra operatori i nuovi servizi resteranno un fenomeno economicamente molto limitato. La storia delle reti insegna che il valore si è creato, e anche importante, anche con investimenti marginali, quando gli operatori hanno collaborato per realizzare piattaforme di servizi che consentono a un utente di un operatore di interagire con un abbonato di un altro operatore. Una riprova su tutte: gli Sms sono nati a costi marginali e hanno generato ricavi importantissimi per gli operatori, densi di margine, per una svista. Perché nessuno li ha pianificati prima. Diversamente, gli operatori, secondo un format ricorrente, avrebbero tentato di svilupparli come hanno fatto con gli Mms (imessaggini multimediali): un servizio disponibile solo tra utenti dello stesso operatore con la speranza di attrarre più utenti verso di sé, grazie all'offerta di questo servizio "ricco".
Lo stesso errore si sta ripetendo con la tv via cavo. E con i servizi di videotelefonia e con la convergenza fissomobile, e con "the next thing". Tutti servizi che aumenteranno la litigiosità legale, che verranno bloccati o il loro valore aggiunto "disinnescato" dalle normative antitrust. Personalmente sono convinto che finché gli operatori non inizieranno a pensare nella logica del guadagno condiviso e continueranno a pensare ai loro giardini recintati, continueranno a investire a vuoto grandi quantità di denaro, continueranno ad assistere al declino dei ricavi e dei margini da traffico telefonico, all'avanzata di intermediari finanziari stranieri e non faranno la unica, piccola, singola cosa che può frenare l'erosione e offrire spazi di crescita: realizzare un framework interoperatore per il billing e settlement di beni e servizi digitali










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