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17/10/2012

Commenti

Signor Smith

Se per filmed entertainement si intende "cinema" la mia risposta è molto poco "scientifica": la mia più recente esperienza si è svolta lo scorso sabato quando, a fronte di € 24,00 per 2 biglietti, mi sono visto interrompere bruscamente un dialogo del film, accendere le luci in sala ed iniziare la vendita dei popcorn. Che è pure proseguita a film ripreso, con una fastidiosissima torcia che si agitava dalle miei parti. God bless Home Theatre.

Angelo Zaccone Teodosi

Caro Stefano, una tematica come questa è... pane per i miei denti. Ma, prima di procedere nel merito della questione, vorrei segnalarti che, senza nulla togliere ai meriti di Pwc, questo tipo di analisi "macro" debbono essere trattate sempre con estrema prudenza. Il report che Pricewaterhouse realizza ormai da anni (a livello planetario, e con molte declinazioni nazionali) non propone un minimo di descrizione dell'apparato metodologico e delle fonti primarie, e quindi non è dato sapere se le loro stime sono tecnicamente accurate o frutto di simpatica cabala. Da decenni, studio queste ricerche, e purtroppo temo che prevalgano criteri di stima molto ma molto fragile... Sempre latente, il rischio di numeri in libertà! Ma su questo, tornerò. Per quanto riguarda le specifiche dinamiche del segmento "theatrical" (la fruizione di cinema in sala) in Italia, mi limito a qui segnalare che si tratta di un consumo culturale tendenzialmente sempre più "èlitario" ovunque, ma la crisi italiana (rispetto ad altri Paesi europei) è un fenomeno multi-fattoriale (criticità a livello di offerta, errori nel marketing, deficit di promozione televisiva, dinamiche oligopolistiche, politiche di sostegno pubbliche...), rispetto alle quali la "pirateria audiovisiva" è senza dubbio una componente, ma non quella dominante. Insomma, è ardua intrapresa costruire una equazione che correli l'andamento di fruizione di cinema in sala con la diffusione delle pirateria audiovisiva online, e comunque in Italia non esiste nessuna ricerca seria che dimostri questa tesi. Non appena avrò chance, tornerò sull'argomento. A presto. Buon lavoro. Con stima, Angelo Zaccone Teodosi, Roma, 17 ottobre 2012 (a.zaccone@isicult.it)

Lannister

...lack of quality? :-)

Quando sento parlare Confindustria Digitale et similia di "eccellenze" nel cinema, mi viene da ridere.

Angelo Zaccone Teodosi

Caro Stefano, intanto un primo set di dati ufficiali: secondo la fonte istituzionale (e validata metodologicamente) della Società Italiana degli Autori ed Editori (Siae), questa è la serie storica della spesa degli italiani nei consumi cinematografici in sala (si tratta della spesa al box office e non include consumi correlati, come il popcorn) negli ultimi 6 anni:
559,5 milioni di euro nel 2005,
601,2 milioni nel 2006,
669,6 milioni nel 2007,
636,7 milioni nel 2008,
664,0 milioni nel 2009,
772,7 milioni nel 2010,
697,2 milioni nel 2011...
Senza necessità di calcolare il cagr, è evidente che è stato il 2011 l'anno di crisi forte, con un decremento della spesa nell'ordine del 10 % sull'anno precedente, ma l'andamento del periodo precedente non può essere classificato come particolarmente critico. A livello di biglietti venduti, si è passati da 120,6 milioni di biglietti venduti nell'anno 2010 ai 112,1 milioni del 2011, con un calo del 7 %. Le ragioni di questa crisi dell'ultimo sono veramente complesse e, ribadisco, "multi-fattoriali"...
A presto. Buona lettura a tutti. Cordialmente. Angelo Zaccone Teodosi, Roma, 17 ottobre 2012 (a.zaccone@isicult.it). P. S. Non comprendo il senso del commento di "Lannister": premesso che l'associazione delle imprese cinematografiche e audiovisive (Anica) è associata a Confindustria Cultura, che è cosa ben altra rispetto a Confindustria Digitale, a quale... "eccellenze" nel cinema si riferisce?!

Stefano Quintarelli

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Grazie per il commento!

Andrea M.

Se devo stringere la cintura....da cosa comincio?
Ciao

Lannister

Mea Culpa. Mi riferivo a Confindustria Cultura (che menziona "eccellenze nel cinema nostrano" ogni qualvolta abbiano bisogno di una nuova leggina ammazza Internet).

Visto che le eccellenze si riferiscono per lo piu' a cinepanettoni e paccottiglia quasi-arthouse insipida, ecco il mio punto.

Chiedo scusa a Confindustria Digitale per il lapsus. :-)

Malkov

..potrebbe essere interessante incrociare questi dati con quelli della penetrazione delle piattaforme digitali - SKY e Mediaset Premium - oltre ai numeri delle vendite dei televisori di ultima generazione.
La presenza delle due piattaforme in concorrenza, e quindi con servizi di qualita', fruibili su schermi sempre piu' grandi ad alta definizione, penso possa influire sensibilmente (molto piu' che un MPEG con audio fuori sincro trovato in rete), soprattutto nel contesto macroeconomico in cui ci troviamo.

Alberto Pasquale

Mi permetto alcune osservazioni:

1. I dati sul cinema fanno riferimento all'intera offerta di film in sala, non solo ai film nazionali. Ci sono dentro anche i film Usa.
2. Buona parte dell'offerta (soprattutto Usa) si rivolge ad un pubblico giovane: cartoons, super eroi, commedie giovanili. Si parla di "infantilizzazione del pubblico". Buona parte del cinema Usa è oggi pensata soprattutto in termini di blockbuster (le major hanno quasi tutte dismesso le sezioni "art-house") per un pubblico globale collocato prevalentemente nei paesi BRIC, ad alto tasso di crescita e ad alta densità di popolazione giovanile. Il pubblico italiano, invece, è anziano e invecchia ulteriormente.
3. I successi sono concentrati su pochi titoli: il 10% dei film incassa il 90%. Se dunque non ci sono "buoni" film in una determinata annata, l'intero mercato soffre.
4. L'Italia è caratterizzata da un'elevatissima stagionalità. Contrariamente ad altri paesi, la nostra stagione cinematografica dura dalla fine di agosto ai primi di maggio. In Italia esce lo stesso numero di film che escono altrove (circa 350 all'anno) ma le uscite sono concentrate in pochi mesi.
5. Il "parco sale cinematografiche" si sta rarefacendo progressivamente. In particolare, scompaiono le sale di città, quelle che programmano prevalentemente film per un target adulto e sofisticato.
6. Certamente la concorrenza della pay tv, della pirateria e di iTunes et similia giocano un ruolo importante, soprattutto nei confronti del pubblico meno sensibile al fascino dell'"esperienza cinematografica" in sala, nella quale anche la componente sociale (amicale) conta parecchio.
7. Le sale cinematografiche spesso non offrono un servizio al passo con gli standard attuali, sia dal punto di vista tecnologico che di comfort. Inoltre, la maggiorazione di prezzo per il 3D, che può portare una famiglia di 4 persone a spendere non meno di 40 euro per i biglietti (senza contare i popcorn e le bibite), rende molto più competitiva l'alternativa domestica. In ogni caso, la crisi morde, e il prezzo del carburante in continuo aumento non è d'aiuto (le multisale non sono raggiungibili a piedi, salvo rari casi).
8. In questo contesto, il cinema nazionale si va rifugiando sempre di più in un solo genere, la commedia (fenomeno diffuso anche altrove, però), con qualche tentativo "autoriale" che non valica i confini nazionali se non in rari casi. Potremmo chiamarla "divisione internazionale del lavoro".
9. I maggiori produttori di cinema nazionale restano Medusa e Rai Cinema (anche in ossequio a obblighi di legge), entrambe con non pochi problemi di budget. Anche Warner Bros (in tono minore) fa parte della partita mentre il battitore libero De Laurentiis ha chiuso la sua società di distribuzione per affidare i suoi film (e i cinepanettoni) alla Universal. Ovviamente, l'altro grande produttore nazionale è lo Stato, con le dinamiche che lo caratterizzano. Dal punto di vista nazionale, quindi, si nota forte concentrazione (quindi poca possibilità di pluralismo in termini di offerta) e assenza di una seria politica culturale.
10. Sky in tutto questo gioca il ruolo di sostanziale monopolista, il che gli consente di praticare il "prezzo del compratore".
11. L'offerta legale su internet ancora non ha espresso il suo potenziale, mentre l'home video declina continuamente, salvo l'edicola e un po' di sell through. Il rental è morto (inevitabilmente).

Angelo Zaccone Teodosi

Caro Stefano, condivido gran parte dell'analisi di Alberto Pasquale (senza dubbio uno dei maggiori esperti di economia dell'audiovisivo in Italia: non sarà sfuggito il suo recente libro per i tipi de Il Sole 24 Ore, "Investire nel cinema", concentrato sul tax shelter e sul tax credit), che conferma le già evidenziate caratteristiche multifattoriali della crisi del consumo di cinema (theatrical) in Italia. Segnalo peraltro che l'Italia è forse l'unico Paese in Europa a non avere una rubrica di promozione del cinema in televisione minimamente significativa. Il "monopolista" è Marzullo su Rai 1, ed è tutto dire (cultura, linguaggio, stile...), in orari sepolcrali: rendo l'idea?! Da pochi mesi soltanto il rotocalco "SuperCinema", affidato a Sarno, su Canale 5, tenta una promozione un po' spettacolare.... Peraltro, Rai Cinema investe decine di milioni di euro all'anno nella produzione cinematografica (per gli obblighi di investimento cui è sottoposto la tv pubblica, come giustamente precisa Pasquale), ma poi non riesce a far sì che i suoi stessi film vengano promossi televisivamente dalla controllante Rai (una delle infinite contraddizioni della "politica" culturale e mediale del nostro Paese). E che dire della qualità della "sala cinematografica" media italiana?! Semplicemente scadente, anche nei circuiti che dovrebbero essere di "serie A". A parte i multiplex, il cinema medio italiano, anche nel centro storico di Roma, offre sale spesso polverose, con schermi di qualità (audiovideo)= scadente. Ha ragione "Malkov": un temibile competitore del cinema "in sala" sono gli schermi grandi domestici, soprattutto fruendo dell'offerta in hd... Per quanto riguarda Confindustria Cultura, condivido le critiche di "Lannister": in effetti, le eccellenze nell'industria culturale italiana vanno cercate altrove. Credo che la domanda di Quintarelli possa provocare stimolanti quesiti radicali sulla frammentazione dei vari segmenti dell'industria culturale italiana... Il discorso - come s'usa dire - è lungo e complesso...

Stefano Quintarelli

grazie..

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