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01/11/2012

Commenti

mORA

Premesso che la formazione a distanza non funziona (ti parla uno che la usa al Politecnico di Milano e prima a La Sapienza, per Ingegneria informatica), non è detto che letecnoilogie siano sostitutive:

http://ilovetypography.com/2012/11/01/new-prints-from-seb-leste/

Che facciamo buttiamo tutto?
E poi col computer non ci fai matematica, ci fai calcolo, per il quale ontologicamente il ragionamento non serve.
E non dico (io poi...) che il computer non serve, dico che serve per fare le sua cose.
E chi impara deve anche saperne altre.
Secondo me Munari è più utile ad un ingegnere informatico di molti testi di informatica.

Yust My Two Bits :D

Stefano Quintarelli

ah, gli informatici/matematici...
sempre ad interpretare le cose in modo assoluto: S è vera sse non esiste x | S(x) e' falso.
ma il mondo mica va cosi'... non esiste nulla di riconoscibile certamente vero (nemmeno la matematica!)
quindi no, non buttiamo tutto, ma buona parte si...

Aaron

@mora scusa, tu la formazione a distanza la usi lato docente o lato studente? E in ogni caso, non é che magari un "secondo me" o "per quanto mi riguarda" ci starebbe bene nella tua affermazione? Infine, vallo a dire a Wolfram che "col computer non fai matematica"...

mORA

@Aaron

La uso dal lato studente, ci mancherebbe.

Però sono anni che faccio corsi come docente, non nelle stesse cose che studio, ovviamente (sono mica la Carlucci).
La formazione a distanza non funziona: per me; e per chi vuoi che possa parlare?

Cosa manca? Le manca la possibilità da parte del docente di guardarti in faccia e capire se va tutto bene, se è il caso di chiedere come va, se sei timido e non fai domande, se stai pensando alla macchina in doppia file, ecc. Le manca l'imparare a relazionarsi con i docenti e con i colleghi. Le manca la fisicità che ti smentisce, le manca la capacità di insegnarti a comunicare come persona. Lo stesso motivo per cui gli avatar sono tutti palestrati o gran fiche.

Certo, in alcuni casi la formazione a distanza è ottima, ma non lo è in generale.
Quello che puoi imparare da una persona, non puoi sempre impararlo da un libro.
La FAD è un libro più fico, ma non puoi buttare tutte le persone perché abbiamo i PC.
E poi non tutto dev'essere visto, alcune cose devono essere immaginate, alcune cose servono ad imparare ad immaginare.

Col computer ci fai matematica?
Bah, dipende.
Su Mathematica (non ricordo nemmeno più la prima versione che ho usato :) un problema devi saperlo impostare e per saperlo impostare devi sapere la matematica.
Quindi col computer ci fai calcolo, ma non matematica, Mathematica compreso.
Ti faccio un esempio semplice semplice.
In ricerca operativa, devi impostare un sistema di disequazioni partendo da un problema formulato da un umano, con un formalismo a tua scelta (anche una ricetta di cucina che per la cronaca si può rappresentare con un grafo orientato).
Non esiste programma che possa impostare quel sistema, anche se di tutte e sole equazioni lineari.
Ovviamente non esiste umano che sappia poi risolverlo con la velocità di un calcolatore.
Ecco, ad ognuno il suo.
L'ometto ragiona, il PC calcola.

Guarda l'ometto come ragiona:
http://edue.wordpress.com/2011/08/26/la-chiamavano-continuita/
(Non è mia, eh, c'è pure scritto :)

@Stefano
Engaging?
Guarda questo e dimmi se vedi un computer:

http://ocw.mit.edu/courses/physics/8-02-electricity-and-magnetism-spring-2002/video-lectures/

Io credo che abbiamo bisogno di insegnanti capaci, non di strumenti particolarmente potenti.
Poi una volta imparato, possiamo usare in maniera potente qualunque strumento ci piaccia.
Dei legnetti come dei computer.

A quei ragazzi africani non mancava il computer, mancava una fonte di apprendimento, uno stimolo.
Ma siamo sicuri che imparare ad usare un PC sia tutto quello di cui hanno bisogno?

P.S.:
E qui sta il problema maggiore: imparare per poi andare a fare cosa?

Bubbo Bubboni

Ogni volta che si parla di scuola si discute di strumenti ma ponendosi accuratamente nelle condizioni di NON poterli scegliere.

In base agli obiettivi che si vogliono raggiungere e alle altre condizioni date (es. età, quantità di alunni, dimensione delle eventuali classi, attrezzature disponibili, ecc.) si può scegliere lo strumento migliore.

Si vuole insegnare a cambiare la cartuccia di una stampante? Preparare uomini e donne ad essere liberi? Si vogliono perpeturare le classi sociali? Formare docili agricoltori? Essere certi che tutti abbiano un pezzo di carta? Premiare l'impegno? Ottenere buoni risultati a qualche test? Avere una certificazione?

Scelto l'obiettivo e capite le condizioni non è poi così difficile selezionare gli strumenti. Ma scelti gli strumenti si realizzaranno solo alcuni obiettivi e non altri!

Attilio Romita

Penso che occorre discernere il fine dal mezzo.
Informatica, libri elettronici, educazione a distanza sono mezzi.
Conoscenza, istruzione ed apprendimento sono il fine.
Se chi scrive il libro no sa di cosa scrive e se chi lo legge non vuole studiare ed imparare ...allora è tutto inutile.
Lo strumento "elettronico" permette una completezza di informazioni e contenuti che nessun "pesante tomo onusto di sapienza antica" può dare!

Bubbo Bubboni

"Conoscenza, istruzione ed apprendimento sono il fine."
Beh, io penso di no. Sarebbe come dire che la pasta è un fine. Il fine è nutrirsi, mantenersi in forma, pranzare con gli amici, fare sfoggio delle proprie qualità di chef o magari commerciare in fusilli.

Ci sono scuole dove i migliori studenti sono quelli che fanno le domande e test dove si pretende che venga crocettata la sola ed unica risposta "giusta". Ci sono età e contesti in cui è utile la classica lezione frontale e altre dove si impara davvero solo andando a spasso in montagna.

E' vero che, ad esempio, pensare a test dove le informazioni sono nascoste o inaccessibili è anacronistico, è vero che strumenti matematici o scientifici utili nel 1700 ora sono obsoleti, ma quali fine è in grado di raggiungere una didattica ispirata all'esperimento citato e quali non può raggiungere? E quali fini dovrebbe avere la scuola? Quelli di Gentile (e conoscenza, istruzione e apprendimento non mancavano!) o quelli di don Milani e Ivan Illich (e non erano certo per studiare al nobile fine di passare un penoso test a crocette!)?

Qui uno dei bambini ha condiviso i suoi giocattoli (vecchi?) con bambini di altre classi, ed è un bene. Ma non si è sognato di giocare con loro, come se non avesse nulla da imparare da chi è così ignorante ed incolto da riuscire a vivere in luogo poco ospitale. Anzi questo bambino ha poi addirittura chiamato "idiota" uno dei bambini della sua stessa classe!
Diciamo che il fine di giocare CON gli altri non è stato raggiunto, ma altri obiettivi sono stati centrati. Servono? Interessano?

AARomita

@egregio sig. Bubbo Bubboni (nomen omen),
il suo impegno dialettico di spostare i termini della discussione confondendo i piani logici e temporali non mi sembra giusto.
Non esiste un mezzo ed un fine universali in quanto, di volta in volta ed a seconda del problema possono avere definizioni diverse. Seguendo il suo spaghetti-esempio, io posso dire che, per il pastificio, gli spaghetti sono il fine e la farina è il mezzo, come allo stesso modo, considerando il pastificio come azienda, la soddisfazione del cliente è il fine e "fare buoni spaghetti" è uno dei mezzi.
Seconda considerazione. Buona didattica è insegnare bene, cioè ottenere il risultato che il discente apprenda bene quello che il docente insegna.
Terza considerazione. La discussione sull'insegnamento a distanza non può essere liquidata considerando unico strumento di questo metodo dei quiz e delle crocette. La didattica è la scienza che regola tutte le interazioni tra docente e discente e queste regole e modi di comportamento variano a seconda del mezzo che è usato per comunicare.
Quarta considerazione. A mio avviso, non essendo ne Gentile ne Ilich, il fine della scuola è far si che le conoscenze dei padri diventino patrimonio dei figli e permettano loro di proseguire nella conoscenza. "Tristo quello scolaro che non supera lo suo maestro" era il motto di Leonardo inciso sopra la lunga lavagna dell'aula grande dell'Istituto di Chimica dell'Università di Roma. E' un insegnamento sempre valido.
Quinta considerazione. Il concetto di Lezione frontale vale sia che tra docente e discente sia interposta aria, sia se c'è l'interposizione di uno schermo.
Sesta considerazione. Il comportamento "spontaneo" dei bambini è spesso un grande insegnamento per i "grandi", ma spontaneo vuol dire "non condizionato" dall'esterno. Considerate una "bambino bene" vicino ad un gruppo di bambini meno fortunati, considerate le seguenti frasi dette dal "grande" e pensate a quale sarà il comportamento del bambino in quella situazione:
1. Il grande continua a leggere il giornale come se non ci fosse niente di strano.
2. "Poveri bambini, non hanno niente per giocare"
3. "Poveri bambini, certo che sono sporchi!"
4. "Non giocare con quei bambini, potresti sporcarti"
5. "Attento a quei bambini, loro non hanno niente e potrebbero volere i tuoi giochi"
6. ...........................
E si potrebbe continuare di questo passo. Come è facile vedere, nelle varie frasi c'è un implicito condizionamento del "grande" sul bambino. Anche in questo a seconda del FINE del Grande il MEZZO è diverso. Noi possiamo non condividere il FINE del Grande, ma, dall'esterno, dobbiamo saper leggere FINE e MEZZO come due parametri inscindibili del comportamento.
Tornando a Lezione Frontale e Lezione per interposto strumento trasmissivo, è giusto considerare che la seconda è più faticosa e difficoltosa perchè errori di dizione, ripensamenti di linguaggio, piccole "papere" linguistiche, che in una lezione frontale sono accettabili, nel secondo modo di insegnare non sono ammissibili e devono essere evitate.
Infine mi sembra giusto ricordare che quasi tutti gli strumenti di "aula informatica" permettono l'interazione tra docente e discente quando la lezione è online. Chiaramente la modalità online ha dei limiti di spazio/tempo e quindi anche per i corsi "informatizzati" dovranno essere previste delle sessioni online.
Non voglio infine considerare "l'esame con le crocette" in quanto è una modalità molte volte applicata a verifiche finali di corsi tradizionale e quindi per questa modalità si apre un'altra serie di considerazioni fuori tema in questa discussione.
Chiedo scusa per la logorroica esposizione, ma mi sembrava giusto far presente il mio punto di vista, condivisibile o no che sia e, soprattutto chiarire la "scorreta" tecnica dialettica di spostare i termini del discorso in una discussione.

AARomita

@BUBBO GRASSSO forse la mia nota precedente non è stata scritta in BUBBESE ed a lei non risulterà del tutto comprensibile....me ne scuso e spero che risulterà leggibile per il resto dei mortali che, come è giusto, potrebbero condividerla o no, criticarla, giudicarla e controbatterla.

Bubbo Bubboni

Grazie per la risposta, immeritata a fronte di un solo aspetto che mi premeva far notare anche per approfittare dei ragionamenti e delle informazioni dei commentatori che qui si radunano.

Così come Gentile o Milani non cercavano a tutti i costi di inculcare il latino o le lingue straniere perché è bella la grammatica o è gradevole fare gli esercizi su libri cartacei mi pare essenziale definire esplicitamente e con chiarezza i fini e quindi selezionare gli stumenti. Gentile non doveva spiegare e confrontarsi con la società civile (cosa che permette di essere efficienti ed efficaci però sconta dei limiti) ma oggi che ci sarebbe l'occasione di un dibattito esplicito sui fini della scuola e della formazione anche a fronte dello sconvolgimento dei paradigmi sull'accesso alle informazioni... non direi che c'è un esubero di ragionamenti in merito.

Gli uni continuano a credere che le versioni di latino siano inaccessibili durante il compito in classe, gli altri gongolano per l'effetto sonoro allo sfogliare l'ebook e i politici vogliono scalare le classifiche dei soliti test internazionali.

Io non ho nulla contro l'insegnamento a distanza, ci mancherebbe. Come tutti, uso dai manuali di istruzioni interamente grafici alle lezioni frontali all'università ai corsi a pagamento per le certificazioni di prodotto ai webcast. Nessuno di questi strumenti è "sbagliato" o "insensato" ma ogni strumento realizza un certo tipo di "trasformazioni" neurologiche e sociali e non altre.

Chiudo il discorso qui per non abusare della pazienza del nostro ospite, tanto sono temi che, fortunatamente, non possono che ritornare. Speriamo che la prossima volta sia non solo perché c'è un nuovo "coso" graziosamente dato a quelli che forse qualcuno pensava che fossero stupide scimmie ma anche perché c'è una più profonda analisi o una più chiara visione degli obiettivi.

P.S.: Abbia pazienza, ma io sono convinto che nulla è "comprensibile" così come lo aveva pensato l'emittente del messaggio... forse perché sono un telecomunicazionista :-)

Attilio A. Romita

@Bubboni grazie per la risposta.
Non credo che al nostro ospite, visto che ci aveva dato un assist, una discussione su un tema attuale possa dispiacere. Sono comunque d'accordo ad interromperla ...per adesso!.
Una ultima curiosità: per favore vuole decodificarmi, sono solo un vecchi informatico, la sua ultima frase che mi risulta assolutamente criptica! :):)

Bubbo Bubboni

@Attilio A. Romita: Se dico una frase tipo "Conosco Negroponte dai tempi di Socrate" il significato può essere quello di una banale iperbole per dire "da un sacco di tempo" oppure riassumere una parte della mia esperienza professionale in termini abbastanza accurati e, per un addetto ai lavori, piena di significato.

Ma io, che scrivo volentieri frasi criptiche e sgrammaticate, potrei non rendermene neppure conto. Infatti, secondo il mio personalissimo parere, l'intelligenza di chi riceve il messaggio è tale che può assegnare comuque un significato ed un giudizio anche ad una frase potenzialmente o volutamente ambigua, fino al punto che la comunicazione può diventare difficile non perché ci siano pochi messaggi in transito ma perché i contenuti già sono tutti a destinazione.

Non per niente ora che è facilissimo usare tecnologie di comunicazione che non perdono un bit... per cercare di capirsi serve moltissima tolleranza e pazienza.

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