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19/02/2016

Commenti

Alessandro Marzocchi

Sono un notaio in pensione, con qualche infarinatura informatica anche se inadeguata per capire varie tecnicalità. Ogni argomento - questo in particolare perchè entra in strutture profonde delle nostre comunità - deve essere comprensibile per tutti, per questo scopo trovo chiare le opinioni di Guido Scorza (il bilanciamento fra le due opposte posizioni - Apple, giudice - "" non può essere lasciata né ad Apple, né a nessun altro soggetto privato "" http://scorza.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/18/non-puo-essere-apple-il-garante-per-la-privacy/ ).
Apple afferma il suo esclusivo diritto dovere di tutelare il cliente, ma dimentica che il cliente è anche cittadino.
Credo che all'origine di questo confronto stia la comprensibilità (tale per la maggioranza degli utenti) dei codici digitali. Col digitale noi (persone, umani) sempre più spesso comuninichiamo, creiamo relazioni, agiamo, soltanto attraverso l'interposizione di strutture "artificiali": le comprendiamo oppure no?
Credo che questa sia la domanda iniziale.
In proposito trovo interessante seguire il caso FBI VS Michaud ( http://motherboard.vice.com/read/judge-rules-fbi-must-reveal-malware-used-to-hack-over-1000-computers-playpen-jay-michaud ) e confrontare i principi che vi verranno affermati con quelli che verranno affermati nel caso Apple.

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